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		<title>Musica in psicoterapia: emozioni, sfumature e uso terapeutico della musica</title>
		<link>https://www.mupsiche.it/2026/03/18/musica-in-psicoterapia-emozioni-sfumature-emozioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2026 12:26:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[musica&emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[musica in terapia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Musica in psicoterapia: perché la musica ci emoziona così tanto Perché ascoltiamo musica? La risposta più semplice, per me, è questa: ascoltiamo musica perché la musica è capace di suscitare in noi emozioni. Poi certo, la musica fa anche tante altre cose. Ci accompagna, ci regola, ci unisce, ci aiuta a concentrarci, ci fa sentire...</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mupsiche.it/2026/03/18/musica-in-psicoterapia-emozioni-sfumature-emozioni/">Musica in psicoterapia: emozioni, sfumature e uso terapeutico della musica</a> proviene da <a href="https://www.mupsiche.it">Mupsiche</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 data-section-id="1e5dpsy" data-start="175" data-end="240">Musica in psicoterapia: perché la musica ci emoziona così tanto</h2>
<p data-start="242" data-end="271"><strong data-start="242" data-end="271">Perché ascoltiamo musica?</strong></p>
<p data-start="273" data-end="730">La risposta più semplice, per me, è questa: <strong data-start="317" data-end="393">ascoltiamo musica perché la musica è capace di suscitare in noi emozioni</strong>. Poi certo, la musica fa anche tante altre cose. Ci accompagna, ci regola, ci unisce, ci aiuta a concentrarci, ci fa sentire meno soli. Ma se devo partire da un punto essenziale, parto da qui: <strong data-start="587" data-end="632">la musica è un fortissimo stimolo emotivo</strong>. Ed è proprio per questo che, quando entra in terapia, può diventare uno strumento preziosissimo.</p>
<h2 data-section-id="fzb3ul" data-start="732" data-end="766">Cosa sono le emozioni, secondo la scienza?</h2>
<p data-start="768" data-end="1123">Quando parliamo di emozioni rischiamo sempre di darle per scontate. Tutti pensiamo di sapere cosa sono, perché le viviamo. Però in psicologia, se vogliamo davvero usarle, è importante definirle: <strong data-start="950" data-end="1122">le emozioni sono sistemi biologicamente predisposti per rispondere a determinati stimoli e suscitare risposte funzionali ad aumentare il nostro adattamento all’ambiente</strong>.</p>
<p data-start="1125" data-end="1226">In altre parole: c’è uno stimolo, il corpo si attiva, e quell’attivazione ci prepara a fare qualcosa.</p>
<p data-start="1228" data-end="1424">Le emozioni non sono solo “nella testa”. <strong data-start="1269" data-end="1373">Le emozioni sono nel corpo, nella postura, nel respiro, nel tono della voce, nell’impulso all’azione</strong>. La mente poi prova a dare un nome a tutto questo.</p>
<p data-start="1426" data-end="1653">Ed è proprio qui che iniziano i problemi, perché noi esseri umani siamo bravissimi a dire frasi come: “sono giù”, “sto male”, “sono spento”. Ma “giù” cosa vuol dire? Triste? Malinconico? Nostalgico? Depresso? Deluso? Frustrato?</p>
<p data-start="1655" data-end="1774"><strong data-start="1655" data-end="1774">Se non distinguiamo la sfumatura emotiva, perdiamo una parte fondamentale del messaggio che quell’emozione ci sta portando.</strong></p>
<h2 data-section-id="1ddh6p3" data-start="1776" data-end="1834">Il fiore di Plutchik ci aiuta, ma fino a un certo punto</h2>
<p data-start="1836" data-end="2056">Quando si inizia ad approfondire lo studio delle emozioni, ci si blocca subito davanti a un ostacolo&#8230; capire quali sono. Tanti ricercatori hanno fornito i loro elenchi e i loro modelli più o meno complessi di quali sono le emozioni. Per lavorare con la musica, troviamo utile il modello di Plutchick, che rappresenta il mondo emotivo fatto da un numero limitato di grandi categorie emotive, che poi si complessificano in mille sfumature.</p>
<p data-start="1836" data-end="2056">Però c’è anche un piccolo inganno.</p>
<p data-start="2058" data-end="2325">Quando vediamo uno spicchio che sfuma, per esempio quello blu della tristezza, potremmo pensare che le differenze tra tristezza, malinconia e nostalgia siano solo gradi diversi della stessa identica emozione, un po’ come se bastasse aumentare o diminuire l’intensità.</p>
<p data-start="2327" data-end="2472"><strong data-start="2327" data-end="2363"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1717 size-full" src="https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/Musica-in-psicoterapia-3.png" alt="musica emozioni plutchick" width="1582" height="1436" srcset="https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/Musica-in-psicoterapia-3.png 1582w, https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/Musica-in-psicoterapia-3-300x272.png 300w, https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/Musica-in-psicoterapia-3-1024x929.png 1024w, https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/Musica-in-psicoterapia-3-600x545.png 600w" sizes="(max-width: 1582px) 100vw, 1582px" />Invece no. Non è solo intensità.</strong><br data-start="2363" data-end="2366" />Ognuna di queste sfumature nasce da <strong data-start="2396" data-end="2471">uno stimolo diverso, ha una funzione diversa e promuove una direzione diversa</strong>.</p>
<p data-start="2474" data-end="2822">Questa per me è una cosa importantissima da insegnare ai pazienti, agli allievi, ai ragazzi, ma anche a noi stessi: <strong data-start="2590" data-end="2635">le emozioni non sono tutte la stessa cosa</strong>. E non basta dire “tristezza” per aver capito davvero cosa sta succedendo. Perché dalla sfumatura dipende anche il senso di quello che proviamo e il tipo di intervento che possiamo fare.</p>
<p data-start="2824" data-end="2903"><strong data-start="2824" data-end="2903">Confondere la tristezza con la malinconia, per esempio, è un grosso errore.</strong></p>
<h2 data-section-id="1f91yjf" data-start="2905" data-end="2957">La metafora del colore dell’anno per capire l&#8217;importanza delle sfumature</h2>
<p data-start="3067" data-end="3445">Ogni anno stilisti, web designer, psicologi, sociologi si incontrano per definire un colore che in qualche modo racconti il clima del tempo che stiamo vivendo. E non scelgono “un bianco” o “un marrone” e basta. Scelgono <strong data-start="3287" data-end="3317">una sfumatura precisissima</strong>. Un bianco un po’ sporco, per evocare spazio, vuoto, rallentamento. Un marrone caldo, per evocare terra, semplicità, sicurezza.</p>
<p data-start="3447" data-end="3622">Il punto è proprio questo: <strong data-start="3474" data-end="3512">non esiste “il bianco” in astratto</strong>. Esiste quella specifica sfumatura, e quella sfumatura porta con sé un significato molto diverso da un’altra.</p>
<p data-start="3624" data-end="3884"><img decoding="async" class="wp-image-1718 size-full aligncenter" src="https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/Musica-in-psicoterapia-4.png" alt="sfumature emotive" width="2413" height="1061" srcset="https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/Musica-in-psicoterapia-4.png 2413w, https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/Musica-in-psicoterapia-4-300x132.png 300w, https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/Musica-in-psicoterapia-4-1024x450.png 1024w, https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/Musica-in-psicoterapia-4-600x264.png 600w" sizes="(max-width: 2413px) 100vw, 2413px" />Le emozioni funzionano allo stesso modo. Non possiamo prendere lo spicchio blu della tristezza nel fiore  di Plutchick e dire “questa è tutta tristezza”. Sarebbe come dire che un bianco brillante e un bianco sporco sono la stessa cosa. <strong data-start="3836" data-end="3884">Non lo sono. I dettagli fanno la differenza.</strong></p>
<p data-start="3886" data-end="4077">E quindi anche in terapia il paziente che mi dice “sono stato giù tutta la settimana” non mi ha ancora detto niente. La domanda vera è: <strong data-start="4026" data-end="4077">quale sfumatura di &#8220;giù&#8221; ti ha abitato questa settimana?</strong></p>
<p data-start="4079" data-end="4234">Perché a partire dalla sfumatura noi possiamo comprendere <strong data-start="4132" data-end="4233">la funzione dell’emozione, il valore dell’esperienza e anche dove questa emozione ci sta portando</strong>.</p>
<h2 data-section-id="i0w4aw" data-start="4236" data-end="4296">Le sfumature della tristezza</h2>
<p data-start="4298" data-end="4584">Tra tutti gli spicchi del fiore, io mi sono soffermata su quello della tristezza perché è uno di quelli che più facilmente vengono confusi. <strong data-start="4438" data-end="4485">Nostalgia, tristezza, malinconia e speranza</strong> stanno vicine, si sfiorano, a volte si trasformano l’una nell’altra. Però non sono la stessa cosa.</p>
<p data-start="4586" data-end="4849">E la musica ci aiuta tantissimo a sentirne la differenza, perché le parole non riescono a descrivere tutti i dettagli che invece la musica sa evocare. <strong data-start="4740" data-end="4793">La musica, da questo punto di vista, è finissima.</strong> Ci insegna a discriminare. Ci insegna a sentire meglio.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-1719 size-full" src="https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/Musica-in-psicoterapia-5-scaled.png" alt="sfumature di tristezza" width="2560" height="1440" srcset="https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/Musica-in-psicoterapia-5-scaled.png 2560w, https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/Musica-in-psicoterapia-5-300x169.png 300w, https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/Musica-in-psicoterapia-5-1024x576.png 1024w, https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/Musica-in-psicoterapia-5-600x338.png 600w" sizes="(max-width: 2560px) 100vw, 2560px" /></p>
<hr data-start="4851" data-end="4854" />
<h2 data-section-id="1w3vocv" data-start="4856" data-end="4896">Nostalgia: il dolce e l’amaro insieme</h2>
<p data-start="4898" data-end="5004">La nostalgia nasce dal ricordo di qualcosa che non c’è più.</p>
<p data-start="5006" data-end="5312">Tempo fa ho tirato fuori dall’armadio una scatola che non sapevo nemmeno di avere. E lì ho trovato dei leggings fucsia a stelle di mia figlia. Adesso mia figlia ha sedici anni e non si veste più così, ovviamente. Ma in quei pantaloni l&#8217;ho rivista subito, quando andava alle elementari.</p>
<p data-start="5314" data-end="5563">E lì si è alzata la nostalgia: <strong data-start="5339" data-end="5411">quel sapore amaro di qualcosa che non c’è più e che non tornerà più</strong>, e che fa un po’ male. Però allo stesso tempo mi ha fatto anche sorridere, mi ha scaldato il cuore, perché dentro a quell&#8217;immagine c&#8217;era amore, bellezza, vita vissuta.</p>
<p data-start="5565" data-end="5672">E allora la domanda diventa: <strong data-start="5594" data-end="5627">a cosa serve questa emozione?</strong> Se esiste, evolutivamente c&#8217;è un motivo.</p>
<p data-start="5674" data-end="5917">Lo scopo della nostalgia non è bloccarci nel passato, ma pescare dal passato <strong data-start="5778" data-end="5804">il valore che c’era lì</strong>: la cura, il gioco, la relazione, l’affetto, la tenerezza. E poi farci rivivere questi sentimenti nel qui e ora.</p>
<p data-start="5919" data-end="6053"><strong data-start="5919" data-end="6053">La nostalgia fa proprio da ponte: tra quello che c’era e non c’è più, e quello che potrà esserci ancora, in un’altra forma.</strong></p>
<h3 data-section-id="15uhjc1" data-start="6055" data-end="6091">Come la musica suscita nostalgia</h3>
<p data-start="6093" data-end="6303">Musicalmente, la nostalgia funziona quando c’è una mescolanza dolce e amaro. Non funziona se c&#8217;è un&#8217;eccessiva apertura, perché se il corpo si attiva troppo andiamo verso la speranza, il coraggio, la meraviglia.</p>
<p data-start="6305" data-end="6478">La nostalgia ha bisogno di un profilo più neutro, più raccolto, di un’alternanza di chiari e scuri, di una dinamica non troppo alta, di un registro non eccessivamente acuto.</p>
<p data-start="6480" data-end="6604">Se è tutto troppo chiaro, andiamo verso la tenerezza.<br data-start="6533" data-end="6536" />Se è tutto troppo scuro, andiamo verso la tristezza o la malinconia.</p>
<p data-start="6606" data-end="6687"><strong data-start="6606" data-end="6687">La nostalgia vive proprio in quella zona dolce-amara che fa nascere i ricordi.</strong></p>
<p data-start="6606" data-end="6687">Ascolta la nostalgia &#8211; Il sapore dolce-amaro del ricordo</p>
<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-1715-1" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/nostalgia.mp3?_=1" /><a href="https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/nostalgia.mp3">https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/nostalgia.mp3</a></audio>
<h3 data-section-id="26fprm" data-start="6689" data-end="6724">Come possiamo usarla in terapia</h3>
<p data-start="6726" data-end="6919">In terapia questa sfumatura ci serve tantissimo. E anche se alcuni pensano che in terapia dobbiamo rendere felici le persone, io lo penso che <strong data-start="6869" data-end="6919">forse è più utile, almeno in una prima fase, renderle nostalgiche. </strong></p>
<p data-start="6921" data-end="7137">Tutti i modelli di psicoterapia lavorano sui ricordi, ma quando li apriamo solo verbalmente spesso sembrano sagome in bianco e nero senza colore. Invece <strong data-start="7068" data-end="7136">la musica li colora, li rende più intensi, più vivi, più emotivi</strong>.</p>
<p data-start="7139" data-end="7288">Possiamo usare brani cari alla persona, brani del passato, oppure brani che hanno proprio queste caratteristiche di dolcezza e tristezza intrecciate.</p>
<hr data-start="7333" data-end="7336" />
<h2 data-section-id="17wshc5" data-start="7338" data-end="7393">Tristezza: una tappa fondamentale per l’accettazione</h2>
<p data-start="7395" data-end="7427">Seconda sfumatura: la tristezza.</p>
<p data-start="7429" data-end="7564">E qui di solito arriva subito la reazione classica: &#8220;oddio, la tristezza, no!&#8221;. E invece <strong data-start="7541" data-end="7563">serve anche quella</strong>.</p>
<p data-start="7566" data-end="7727">A volte, quando le persone in terapia arrivano a sentire la tristezza, festeggio con loro e dico: &#8220;<strong data-start="7657" data-end="7727">Finalmente, dobbiamo stappare lo champagne. Finalmente senti la tristezza!&#8221;</strong></p>
<p data-start="7729" data-end="7979">Perché la tristezza è <strong data-start="7751" data-end="7796">una tappa fondamentale per l’accettazione</strong>. E no, l’accettazione non è arrivare alla pace dei sensi. Quella viene dopo. Prima c’è il contatto con il fatto che qualcosa è cambiato, che qualcosa si è perso, che è successo qualcosa che non volevamo.</p>
<p data-start="7981" data-end="8020">E questo, sapete che c’è? <strong data-start="8007" data-end="8020">È triste.</strong></p>
<p data-start="8022" data-end="8220">Per me è bellissima la definizione della tristezza come <strong data-start="8082" data-end="8110">“architetto della mente”</strong>. Perché prima di ricostruire dobbiamo fermarci e guardare le macerie, quello che non funziona più. E fermarci è doloroso. È pesante. Ma è necessario.</p>
<p data-start="8222" data-end="8280"><strong data-start="8222" data-end="8280">La tristezza ci costringe a fare un’analisi di realtà.</strong></p>
<p data-start="8282" data-end="8521">Inoltre, la tristezza ha anche una funzione profondamente relazionale, perché se io mi fermo qualcuno viene a darmi una mano. Potersi mostrare tristi crea vicinanza, crea legame, evoca compassione. E per tanti pazienti questa è già una rivoluzione.</p>
<h3 data-section-id="o07aax" data-start="8523" data-end="8559">Come la musica suscita tristezza</h3>
<p data-start="8561" data-end="8749">Da un punto di vista musicale, la tristezza ha una qualità più scura e più spiacevole. Va verso il grave, verso il basso, richiama il modo in cui cambia la nostra voce quando siamo tristi.</p>
<p data-start="8751" data-end="8916">C’è discesa melodica, ci sono colori scuri, ci sono tensioni. E quella spiacevolezza musicale non è un errore: <strong data-start="8862" data-end="8915">è coerente con la funzione della tristezza stessa</strong>.</p>
<p data-start="8918" data-end="9053">Spesso dentro la tristezza ci sono anche lotta, autocritica, rabbia trattenuta, ed è per questo che può risultare così dura da abitare.</p>
<p data-start="8918" data-end="9053"><strong data-start="210" data-end="234">Ascolta la tristezza &#8211; </strong>La musica che ci aiuta a fermarci</p>
<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-1715-2" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/tristezza.mp3?_=2" /><a href="https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/tristezza.mp3">https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/tristezza.mp3</a></audio>
<h3 data-section-id="26fprm" data-start="9055" data-end="9090">Come possiamo usarla in terapia</h3>
<p data-start="9092" data-end="9226">In terapia la musica triste non serve per forza a indurre tristezza. Di solito la tristezza c’è già. Il punto è <strong data-start="9204" data-end="9225">imparare a starci</strong>.</p>
<p data-start="9228" data-end="9428">E qui succede qualcosa di interessante: tantissime persone raccontano che ascoltare musica triste le fa sentire meno sole. È come se qualcuno le abbracciasse, le capisse, dicesse loro che va bene così.</p>
<p data-start="9430" data-end="9546">Per questo la musica triste ha un grandissimo potenziale: <strong data-start="9488" data-end="9545">non per combattere la tristezza, ma per starle dentro</strong>.</p>
<p data-start="9548" data-end="9650"><strong data-start="9548" data-end="9650">Non dobbiamo combattere la tristezza, dobbiamo ascoltarla a lasciare che ci parli.</strong></p>
<hr data-start="9695" data-end="9698" />
<h2 data-section-id="zgk3ls" data-start="9700" data-end="9750">Malinconia: non depressione, ma autoriflessione</h2>
<p data-start="9752" data-end="9860">La malinconia si confonde continuamente con la tristezza e con la nostalgia. E invece è diversa da entrambe.</p>
<p data-start="9862" data-end="10101">A volte mi sveglio la mattina e sono malinconica. Per tanto tempo ho etichettato questo mio stato pensando di essere triste, o addirittura depressa. Invece la musica mi ha insegnato che non ero depressa: <strong data-start="10036" data-end="10055">ero malinconica</strong>. E per me questa è stata una svolta enorme.</p>
<p data-start="10103" data-end="10374">La malinconia non nasce per forza da uno stimolo preciso. Se la nostalgia nasce da qualcosa che non c’è più, da un ricordo, e la tristezza nasce da qualcosa che abbiamo perso, nella malinconia spesso non sappiamo bene cosa sta succedendo. <strong data-start="10342" data-end="10374">Ci sentiamo un po’ smarriti.</strong></p>
<p data-start="10376" data-end="10602">E proprio lì sta la sua funzione: la malinconia ci fa stare, ci fa guardare, ci porta verso <strong data-start="10468" data-end="10513">uno stato di autoriflessione</strong>. È alla base della nostra capacità di capirci, di leggerci, di creare qualcosa di nuovo.</p>
<p data-start="10604" data-end="10727"><strong data-start="10604" data-end="10727">Se sappiamo accoglierla, e non iniziamo ad autocriticarci pensando di essere depressi, può diventare uno spazio fertilissimo.</strong></p>
<h3 data-section-id="1j26bm0" data-start="11029" data-end="11066">Come la musica suscita malinconia</h3>
<p data-start="11068" data-end="11222">Musicalmente la malinconia ha bisogno di spazio, ma non di vuoto totale. La malinconia è ferma, ma ti dà qualcosa a cui appoggiarti: <strong data-start="11284" data-end="11376">una pulsazione, un riferimento ritmico, colori spenti e sfumati, melodie poco memorizzabili</strong>.</p>
<p data-start="11379" data-end="11459">Semplicemente da lì si parte, si sta fermi, si apre la prospettiva e poi chissà.</p>
<p data-start="11461" data-end="11537"><strong data-start="11461" data-end="11537">Per me la malinconia è proprio l’apprezzare lo stare, il non far niente.</strong></p>
<p data-start="11539" data-end="11714">È un’ottima colonna sonora per una passeggiata, per un viaggio, ma anche semplicemente per stare lì e guardare un albero con le foglie che piano piano escono per la primavera. Un po&#8217; come il colore del 2026, il Cloud Dancer, ci suggerisce di fare.</p>
<p data-start="11716" data-end="11746"><strong data-start="11716" data-end="11746">Stare, reimparare a stare.</strong></p>
<p data-start="11716" data-end="11746"><strong data-start="272" data-end="297">Ascolta la malinconia &#8211; </strong>Lo spazio vuoto dell’autoriflessione</p>
<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-1715-3" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/malinconia.mp3?_=3" /><a href="https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/malinconia.mp3">https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/malinconia.mp3</a></audio>
<h3 data-section-id="26fprm" data-start="11748" data-end="11783">Come possiamo usarla in terapia</h3>
<p data-start="11785" data-end="12001">In terapia questa sfumatura è preziosa alla fine di un’immaginazione, alla fine di una pratica, o ogni volta che abbiamo bisogno di accompagnare la persona a guardarsi dentro senza correre subito verso una soluzione.</p>
<p data-start="12003" data-end="12057"><strong data-start="12003" data-end="12057">La malinconia, quando è accolta, non chiude: apre.</strong></p>
<hr data-start="12103" data-end="12106" />
<h2 data-section-id="1qirxop" data-start="12108" data-end="12153">Speranza: non un calcolo, ma un sentimento</h2>
<p data-start="12155" data-end="12349">La speranza è una delle emozioni più importanti in terapia che predicono, se c&#8217;è, l&#8217;esito favorevole del cambiamento. Perché la speranza è fondamentale per ritornare a sognare, ad avere prospettiva e anche ad agire.</p>
<p data-start="12351" data-end="12416"><strong data-start="12351" data-end="12416">Quando manca il senso di speranza, noi smettiamo di muoverci.</strong></p>
<p data-start="12418" data-end="12643">La cosa importante è che la speranza non nasce dalla gioia e dall’ottimismo. La speranza nasce dalle emozioni di perdita che abbiamo appena vista: <strong data-start="12588" data-end="12642">dalla tristezza, dalla nostalgia, dalla malinconia</strong>.</p>
<p data-start="12645" data-end="12830">Quando vengono attraversate, a un certo punto possono trasformarsi in un senso di apertura, di possibilità, di luce. E la musica questa trasformazione ce la fa vedere benissimo.</p>
<p data-start="12832" data-end="13011">Basta pensare a quante colonne sonore partono cupe, tristi, nostalgiche, e poi a un certo punto si aprono. Non per forza nel trionfo. Anche in una speranza calma, sobria, ma viva.</p>
<h3 data-section-id="1hgjfwl" data-start="13013" data-end="13048">Come la musica suscita speranza</h3>
<p data-start="13050" data-end="13151">La speranza in musica non arriva come uno slogan. Non è una fanfara motivazionale epica. <strong data-start="13133" data-end="13151">È un’apertura.</strong></p>
<p data-start="13153" data-end="13336">Si sente quando qualcosa, dentro un paesaggio più scuro, comincia a muoversi. Quando la tensione non sparisce magicamente, ma cambia direzione e compare un senso di possibilità.</p>
<p data-start="13153" data-end="13336"><strong data-start="340" data-end="363">Ascolta la speranza &#8211; </strong>Quando qualcosa dentro si riapre</p>
<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-1715-4" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/speranza.mp3?_=4" /><a href="https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/speranza.mp3">https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/speranza.mp3</a></audio>
<h3 data-section-id="26fprm" data-start="13338" data-end="13373">Come possiamo usarla in terapia</h3>
<p data-start="13375" data-end="13591"><strong>La speranza non è un calcolo delle probabilità di avere successo</strong>. Questa definizione a me fa rizzare i capelli. La speranza è un sentimento, che vive qui e ora, indipendentemente dall’esito di ciò che avverrà. Se così non fosse nel fine vita non potremmo parlare di speranza, e invece possiamo eccome! Possiamo sperimentarla come apertura a ciò che in qualche modo è possibile, anche se non sappiamo come, è credere nella continuità del bello, intravedere un senso, e porta a compiere una piccola azione nel presente, per contribuire a quel bello.</p>
<p data-start="13797" data-end="13847"><strong data-start="13797" data-end="13847">La speranza va sentita, non va ragionata.</strong></p>
<p data-start="13849" data-end="14087">Ed è proprio qui che diventa fondamentale distinguere la speranza dall’illusione. Se una persona è in una relazione tossica e continua a pensare che l’altro cambierà, quella non è speranza: <strong data-start="14039" data-end="14064">quella è un’illusione</strong>.</p>
<p data-start="14089" data-end="14253">La speranza, invece, ha un collegamento con il senso di apertura. Potrebbe portarti verso il coraggio di fare un’azione, per esempio lasciare quella relazione. E&#8217; un affidarsi al sapere che non sappiamo cosa accadrà, ma sappiamo che una possibilità per vivere una vita bella c&#8217;è.</p>
<p data-start="14255" data-end="14289"><strong data-start="14255" data-end="14289">L’illusione non è la speranza.</strong></p>
<p data-start="14291" data-end="14331"><strong data-start="14291" data-end="14331">Per sentire come dalla malinconia, attraverso una tappa nei ricordi, si passa alla speranza, ascolta questo brano.</strong></p>
<audio class="wp-audio-shortcode" id="audio-1715-5" preload="none" style="width: 100%;" controls="controls"><source type="audio/mpeg" src="https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/dalla-malinconia-alla-speranza.mp3?_=5" /><a href="https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/dalla-malinconia-alla-speranza.mp3">https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/dalla-malinconia-alla-speranza.mp3</a></audio>
<hr data-start="14333" data-end="14336" />
<h2 data-section-id="1pdggf7" data-start="14338" data-end="14384">Le tecniche sono solo la punta dell’iceberg</h2>
<p data-start="14386" data-end="14547">A questo punto per me è importante dire che questi spunti per lavorare con le emozioni in terapia sono utili, interessanti, sì, ma non bastano.</p>
<p data-start="14549" data-end="14585"><strong data-start="14549" data-end="14585">Sono solo la punta dell’iceberg.</strong></p>
<p data-start="14587" data-end="14670">E qui mi è venuta la metafora dei makeup artist, che per me rende benissimo l’idea.</p>
<p data-start="14672" data-end="14866">Io ho mano una buona per disegnare e per truccare. Così le mie amiche mi hanno chiesto di truccarle per i loro matrimoni. Allora sono andata da una makeup artist molto brava con loro, che mi ha dato i prodotti e mi ha detto esattamente cosa dovevo fare: come mettere il fondotinta, la matita, l’eyeliner, come e quale ombretto sfumare.</p>
<p data-start="15081" data-end="15242">Io ho eseguito tutto perfettamente e i<strong data-start="15117" data-end="15154">l risultato è stato molto bello, professionale.</strong> Ho applicato la tecnica in modo magistrale. Ma questo mi ha reso una makeup artist? No.</p>
<p data-start="15244" data-end="15390">Perché se anche solo fosse spuntato un brufolo, o avessi perso un pennello,  io ero finita. <strong data-start="15361" data-end="15390">Non sapevo più cosa fare.</strong></p>
<p data-start="15392" data-end="15621">Perché? Perché mi mancava tutto quello che c’è sotto. Mi mancava sapere la differenza tra cere, creme, polveri. Mi mancava sapere come si accostano i colori, come si creano le ombre per ottenere un certo effetto, come al cambiare della pelle, dobbiamo cambiare il prodotto.</p>
<p data-start="15623" data-end="15655"><strong data-start="15623" data-end="15655">Insomma: mi mancava la base chimica di quello che stavo facendo ed ero intrappolata in una tecnica.</strong></p>
<p data-start="15657" data-end="15882">Per me la psicologia funziona allo stesso modo. Se conosciamo solo le tecniche, siamo finiti. Basta che la persona sia poco disponibile, troppo silenziosa, più giudicante di altre&#8230; e siamo finiti. Le tecniche non funzionano più.</p>
<h2 data-section-id="2ajdie" data-start="15884" data-end="15951"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1725 size-full" src="https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/Musica-in-psicoterapia-6-scaled.png" alt="" width="2560" height="1440" srcset="https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/Musica-in-psicoterapia-6-scaled.png 2560w, https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/Musica-in-psicoterapia-6-300x169.png 300w, https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/Musica-in-psicoterapia-6-1024x576.png 1024w, https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2026/03/Musica-in-psicoterapia-6-600x338.png 600w" sizes="auto, (max-width: 2560px) 100vw, 2560px" />La libertà vera nasce dallo studio della psicologia della musica</h2>
<p data-start="15953" data-end="16018">Quello che ci dà libertà non è la tecnica in sé è<strong data-start="16002" data-end="16018"> lo studio e la scienza.</strong></p>
<p data-start="16020" data-end="16311">Per essere liberi di creare e usare la musica è importante lo studio della psicologia della musica, cioè di tutte le ricerche su come la musica interagisce con il cervello, con il corpo, con il sistema emotivo, con i ricordi, con la relazione, con la prospettiva.</p>
<p data-start="16313" data-end="16426"><strong data-start="16313" data-end="16426">È da lì che nasce la possibilità di creare un intervento su misura per quella persona lì, in quel momento lì.</strong></p>
<p data-start="17036" data-end="17220">Per questo, dal nostro punto di vista, quando la musica viene usata solo come applicazione di tecniche rischia di restare in superficie. <strong data-start="17173" data-end="17220">L&#8217;uso della musica in terapia, invece, ha radici più profonde.</strong></p>
<p data-start="17222" data-end="17504">Per noi non si tratta semplicemente di “mettere un brano” o “fare un esercizio con la musica”. Si tratta di capire <strong data-start="17337" data-end="17503">che cosa quella musica sta attivando, perché lo sta attivando, che funzione ha quell’emozione e come può essere accompagnata dentro una relazione terapeutica viva</strong>.</p>
<p data-start="17506" data-end="17559"><strong data-start="17506" data-end="17559">Questa è la differenza che per noi conta davvero.</strong></p>
<h2 data-section-id="1jm31g5" data-start="17561" data-end="17599">Guarda il video completo su YouTube</h2>
<p data-start="17601" data-end="17780">Se questo tema ti interessa e vuoi fare l’esperienza completa degli ascolti, con nostalgia, tristezza, malinconia e speranza, puoi guardare anche il video della serata su YouTube.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="La musica in psicoterapia" width="480" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/JHudnMzX25g?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p data-start="17828" data-end="17914"><strong data-start="17828" data-end="17914">Perché certe cose si capiscono con la testa.<br data-start="17874" data-end="17877" />Ma altre, prima ancora, si sentono.</strong></p>
<h3 data-section-id="i0w4aw" data-start="4236" data-end="4296">E se tutto questo ti ha appassionato, ti aspettiamo ai nostri corsi!</h3>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="1qMHucdTNX"><p><a href="https://www.mupsiche.it/corso-psicologia-della-musica/">Corso di psicologia della musica</a></p></blockquote>
<p><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Corso di psicologia della musica&#8221; &#8212; Mupsiche" src="https://www.mupsiche.it/corso-psicologia-della-musica/embed/#?secret=c039qwpbht#?secret=1qMHucdTNX" data-secret="1qMHucdTNX" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="21rI1fQZZa"><p><a href="https://www.mupsiche.it/corso-psicologia-della-composizione/">Psicologia della composizione</a></p></blockquote>
<p><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;Psicologia della composizione&#8221; &#8212; Mupsiche" src="https://www.mupsiche.it/corso-psicologia-della-composizione/embed/#?secret=GtoHYEQsjW#?secret=21rI1fQZZa" data-secret="21rI1fQZZa" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>Oppure, per un percorso più lungo e strutturato, se sei psicologo o psicoterapeuta, consulta la scuola di specializzazione in psicoterapia Musicart o i master Musicart.</p>
<blockquote class="wp-embedded-content" data-secret="59P1aQBIDv"><p><a href="https://www.psicoterapia-musicart.it/">MusicArt Padova &#8211; Scuola di Psicoterapia Integrata a Indirizzo Musicale Artistico</a></p></blockquote>
<p><iframe loading="lazy" class="wp-embedded-content" sandbox="allow-scripts" security="restricted"  title="&#8220;MusicArt Padova &#8211; Scuola di Psicoterapia Integrata a Indirizzo Musicale Artistico&#8221; &#8212; Psicoterapia MusicArt" src="https://www.psicoterapia-musicart.it/embed/#?secret=qBjacFxxkS#?secret=59P1aQBIDv" data-secret="59P1aQBIDv" width="600" height="338" frameborder="0" marginwidth="0" marginheight="0" scrolling="no"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.mupsiche.it/2026/03/18/musica-in-psicoterapia-emozioni-sfumature-emozioni/">Musica in psicoterapia: emozioni, sfumature e uso terapeutico della musica</a> proviene da <a href="https://www.mupsiche.it">Mupsiche</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;ABC dell&#8217;Assertività per Musicisti</title>
		<link>https://www.mupsiche.it/2025/06/17/l-assertivita-per-musicisti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jun 2025 12:29:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[performance]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mupsiche.it/?p=1520</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.mupsiche.it/2025/06/17/l-assertivita-per-musicisti/">L&#8217;ABC dell&#8217;Assertività per Musicisti</a> proviene da <a href="https://www.mupsiche.it">Mupsiche</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<section class="l-section wpb_row height_medium"><div class="l-section-h i-cf"><div class="g-cols vc_row via_flex valign_top type_default stacking_default"><div class="vc_col-sm-12 wpb_column vc_column_container"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="wpb_text_column"><div class="wpb_wrapper"><h1><a></a>1. Cos&#8217;è l&#8217;assertività?</h1>
<p>L&#8217;assertività è la capacità di esprimere i propri pensieri, emozioni, desideri e bisogni <strong>in modo diretto, onesto e rispettoso</strong>, senza calpestare i diritti degli altri e senza permettere che gli altri calpestino i propri. Nel contesto musicale, significa ad esempio:</p>
<ul>
<li><strong>Dire “ho bisogno di una pausa”</strong> senza sentirsi in colpa.</li>
<li><strong>Chiedere chiarezza su un compenso</strong> senza temere di sembrare &#8220;problematici&#8221;.</li>
<li><strong>Esprimere un disagio in prova</strong> senza litigare o chiudersi in sé.</li>
</ul>
<p>L’assertività si differenzia dalla passività (rinunciare a esprimersi), dall’aggressività (imporre il proprio punto di vista) e dal comportamento passivo-aggressivo (esprimersi in modo indiretto o manipolativo).</p>
<h1><a></a>2. I 4 stili comunicativi – con esempi reali dalla vita dei musicisti</h1>
<table>
<thead>
<tr>
<td><strong>Stile</strong></td>
<td><strong>Descrizione</strong></td>
<td><strong>Esempio musicale</strong></td>
</tr>
</thead>
<tbody>
<tr>
<td><strong>Passivo</strong></td>
<td>Non esprimo ciò che penso o sento, per paura del giudizio.</td>
<td>Un cantante accetta di fare prove extra la sera prima di un&#8217;esibizione, anche se ha la voce affaticata, per paura che il gruppo si arrabbi.</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Aggressivo</strong></td>
<td>Esprimo i miei bisogni imponendoli agli altri.</td>
<td>Un direttore d&#8217;orchestra urla ai musicisti perché non rispettano il suo tempo, senza ascoltare i loro dubbi.</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Passivo-aggressivo</strong></td>
<td>Faccio capire che qualcosa non va, ma in modo indiretto.</td>
<td>Un percussionista arriva in ritardo alle prove senza spiegazioni, ma poi lamenta il caos organizzativo nei gruppi WhatsApp.</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Assertivo</strong></td>
<td>Esprimo ciò che sento in modo chiaro e rispettoso.</td>
<td>Una violinista dice con calma: &#8220;Mi sento sotto pressione, posso prendermi qualche minuto per ritrovare la concentrazione prima di riprovare il passaggio?&#8221;</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>  Rifletti: in quale stile ti ritrovi più spesso?  </p>
<h1>3. I diritti assertivi – con esempi pratici per musicisti</h1>
<p>I diritti assertivi sono come mattoni per costruire relazioni sane. Aiutano a regolare i rapporti in modo equilibrato, restando fedeli ai propri valori e liberi da logiche manipolative.</p>
<ol>
<li><strong>Solo tu (e nessun altro) h</strong><strong>ai il diritto di giudicare i tuoi pensieri e comportamenti, e di assumerne le conseguenze.</strong></li>
</ol>
<p>Es: Se scegli di non partecipare a una tournée per dedicarti a un tuo progetto personale, puoi accettarne l’impatto sulla collaborazione e rispondere alle conseguenze della tua scelta.</p>
<ol start="2">
<li><strong> Hai il diritto di non giustificarti quando rifiuti un concerto o una proposta.</strong></li>
</ol>
<p>Es: Non devi di default inventare una scusa se non vuoi suonare a un evento non retribuito o che non ti interessa.</p>
<ol start="3">
<li><strong> Hai il diritto di scegliere se occuparti dei problemi degli altri.</strong></li>
</ol>
<p>Es: Puoi dire &#8220;no&#8221; a un collega che ti chiede di aiutarlo con la preparazione tecnica se non è tuo ruolo.</p>
<ol start="4">
<li><strong> Hai il diritto di cambiare idea.</strong></li>
</ol>
<p>Es: Anche se inizialmente avevi accettato una collaborazione, puoi decidere di interromperla se non ti rispecchia più.</p>
<ol start="5">
<li><strong> Hai il diritto di sbagliare.</strong></li>
</ol>
<p>Es: Se sbagli un passaggio in prova, hai diritto a non umiliarti e ad imparare da quell’errore.</p>
<ol start="6">
<li><strong> Hai il diritto di non farti coinvolgere dalla gentilezza </strong><strong>manipolativa</strong><strong>.</strong></li>
</ol>
<p>Es: Se un organizzatore ti lusinga per farti lavorare gratis, puoi rifiutare restando gentile ma fermo/a.</p>
<ol start="7">
<li><strong> Hai il diritto di fare scelte anche se non perfettamente logiche.</strong></li>
</ol>
<p>Es: Puoi scegliere di suonare un brano che ti emoziona, anche se non è il più strategico per la carriera.</p>
<ol start="8">
<li><strong> Hai il diritto di dire “non so”.</strong></li>
</ol>
<p>Es: Se ti chiedono di improvvisare su uno standard jazz che non conosci, puoi serenamente ammetterlo.</p>
<ol start="9">
<li><strong> Hai il diritto di dire “non capisco” se non ti è chiaro cosa ti si chiede.</strong></li>
</ol>
<p>Es: In una sessione in studio, puoi chiedere spiegazioni più chiare se le indicazioni sono vaghe o confuse.</p>
<ol start="10">
<li><strong> Hai il diritto di dire “non mi interessa”.</strong></li>
</ol>
<p>Es: Se un collega insiste per coinvolgerti in una polemica o in una chat caotica, puoi sottrarti con rispetto. <a></a> Rifletti: quale diritto violi più spesso nei confronti di te stesso? E nei confronti degli altri?</p>
<h1> </h1>
<h1><a></a>4. Critiche costruttive vs manipolative</h1>
<p>Capire se una critica è costruttiva o manipolativa ti aiuta a proteggere la tua autostima e mantenere relazioni professionali sane. <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f539.png" alt="🔹" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <strong>Critica costruttiva</strong></p>
<ul>
<li>Parte da un&#8217;intenzione di collaborazione.</li>
<li>Si concentra sul comportamento, non sulla persona.</li>
<li>Propone alternative.</li>
</ul>
<p>Esempio: “Il secondo movimento mi sembra un po’ veloce, ti va se lo proviamo insieme più lentamente?” <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f538.png" alt="🔸" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> <strong>Critica manipolativa</strong></p>
<ul>
<li>Usa il senso di colpa o la paura.</li>
<li>Squalifica l’altro.</li>
<li>Non lascia spazio al dialogo.</li>
<li>È vaga e generica.</li>
</ul>
<p>Esempio: “Se suoni così, rovini tutto. Forse non sei adatto a suonare con noi.”</p>
<h1><a></a><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/270d.png" alt="✍" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Esercizio finale</h1>
<ol>
<li>Ripensa a una situazione recente in cui ti sei sentito/a a disagio in una relazione musicale (prove, palco, trattativa, colleghi&#8230;).</li>
<li>Scrivi cosa hai fatto o detto in quell’occasione.</li>
<li>Riscrivi la scena in modo assertivo, usando frasi in prima persona e rispetto reciproco. Immagina davanti a te una persona comprensiva saggia, che vuole il tuo benessere e con cui puoi essere sincero e completamente onesto. Nota che parole useresti, come esprimeresti le tue emozioni e il tuo punto di vista. Ricorda che sei OK e che anche l’altro è OK.</li>
</ol>
<p>  <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f449.png" alt="👉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Rileggi dopo qualche giorno. Come ti suona? Riesci a immaginarti in quella versione?  </p>
<h2>Facci sapere su Instagram o per mail i tuoi dubbi, le riflessioni e le difficoltà incontrate!</h2>
<h2>Commento finale</h2>
<p>Le relazioni sono una parte essenziale della vita musicale: influenzano non solo il nostro benessere psicologico, ma anche la qualità delle nostre performance, della creatività e della motivazione. Imparare a comunicare in modo assertivo è un atto di cura verso sé stessi e verso gli altri, un passo fondamentale per uscire da dinamiche tossiche e ritrovare il piacere di fare musica insieme. Se ti interessa approfondire proprio questo e altri aspetti legati al mindset del musicista, <a href="https://af5ae2a4.sibforms.com/serve/MUIFAG-KZYKAq7MRooGX7yufnNK-x3b5rEXmNpJG4LS0QjzO5KI8kkY2m6ZawN6HC6Ny7brRJe9QeiaZogvFtNCZ0GNo3TYNMIGPpi4Xj9tRAr4L9oYaRMkXTyeHF0n5OriR_IXKOjtQo9DEqoq8u6SWbPa4M6GgaER-PvcaY8dxYn8WYRn0f5ppUgB6EfmjxYqlLAOEl7jAqNTg">iscriviti alla newsletter</a>!<a href="https://chatgpt.com/c/683c9b21-18b4-8007-ba04-529163891f24"></a></p>
</div></div></div></div></div></div></div></section>
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]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Burnout nei musicisti: sintomi, cause e soluzioni</title>
		<link>https://www.mupsiche.it/2025/05/15/burnout-nei-musicisti-sintomi-cause-e-soluzioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 May 2025 08:56:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[performance]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagina un musicista. Potrebbe essere un pianista concertista, un cantautore alle prese con mille date nei locali, o una violinista in un&#8217;orchestra sinfonica. Ora immagina che quella persona, che ha scelto di dedicare la sua vita alla musica, dopo aver studiato migliaia di ore e sacrificato tanto altro, cominci a sentire un peso, un dubbio...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-pm-slice="1 3 []"><span>Immagina un musicista. Potrebbe essere un pianista concertista, un cantautore alle prese con mille date nei locali, o una violinista in un&#8217;orchestra sinfonica. Ora immagina che quella persona, che ha scelto di dedicare la sua vita alla musica, dopo aver studiato migliaia di ore e sacrificato tanto altro, cominci a <strong>sentire un peso, un dubbio o un sentimento che inizia a spegnere la bellezza e togliere il senso di quello che fa</strong> o ha fatto. Il burnout, tra i musicisti, non è solo un&#8217;etichetta psicologica: è un&#8217;esperienza concreta, che toglie voce a chi ha scelto di vivere per esprimersi.</span></p>
<h2><span>Quando la musica inizia a pesare: i sintomi</span></h2>
<p><span>Il burnout non arriva all&#8217;improvviso. Si insinua, silenzioso. All&#8217;inizio sembra stanchezza, poi diventa una costante. Ti svegli e non hai voglia di studiare. Sul palco ti senti assente. E nel tempo libero? La musica non consola più, anzi, fa soffrire.</span></p>
<h2 style="font-family: Syne; font-weight: 400; text-transform: none; font-style: normal;"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-1379 alignleft" src="https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2025/05/rachmaninov-240x300.png" alt="sintomi burnout musicisti" width="241" height="302" srcset="https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2025/05/rachmaninov-240x300.png 240w, https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2025/05/rachmaninov-600x750.png 600w, https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2025/05/rachmaninov-819x1024.png 819w, https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2025/05/rachmaninov.png 1080w" sizes="auto, (max-width: 241px) 100vw, 241px" /></h2>
<p><span>Tra i sintomi più comuni:</span></p>
<ul data-spread="false">
<li><span><strong>Fisicamente</strong></span><span>: spossatezza che non passa, insonnia, dolori diffusi, tensioni muscolari.</span></li>
<li><span><strong>Emotivamente</strong></span><span>: irritabilità, tristezza, senso di colpa, apatia.</span></li>
<li><span><strong>Professionalmente</strong></span><span>: difficoltà a concentrarsi, senso di inadeguatezza, calo della motivazione, perdita di piacere nel suonare.</span></li>
</ul>
<p><span>Una violoncellista ci raccontava: “<em>Sul palco facevo finta di sentire. Ma dentro mi ero spento. E nessuno se ne accorgeva</em>”.</span></p>
<h2><span>Quanti musicisti soffrono di burnout?</span></h2>
<p><span>Molti più di quanto si pensi. Studi condotti in Europa e Australia mostrano che la prevalenza del burnout nei musicisti <strong>può superare il 40%</strong>, specialmente tra i più giovani o chi lavora in contesti molto competitivi (Araújo et al., 2017). Conservatori, tournée, aspettative sempre alte: l’arte diventa prestazione, e la persona scompare.</span></p>
<h2><span>Non è colpa tua: le cause del burnout nei musicisti</span></h2>
<p><span>Uno degli inganni più subdoli del burnout è farti credere che sia il segnale del tuo fallimento. Ma non è vero. La verità è che si tratta spesso di una <strong>risposta sana a un sistema insano</strong>.</span></p>
<p><span><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-1381 alignright" src="https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2025/05/rachmaninov-2-240x300.png" alt="cause burnout musicisti" width="274" height="343" srcset="https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2025/05/rachmaninov-2-240x300.png 240w, https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2025/05/rachmaninov-2-600x750.png 600w, https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2025/05/rachmaninov-2-819x1024.png 819w, https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2025/05/rachmaninov-2.png 1080w" sizes="auto, (max-width: 274px) 100vw, 274px" />Ecco alcune cause:</span></p>
<ul data-spread="false">
<li><span>Ritmi frenetici, poca pausa e zero margine per respirare.</span></li>
<li><span>Ambiente ipercompetitivo, dove sbagliare è inaccettabile.</span></li>
<li><span>Pressioni economiche e instabilità.</span></li>
<li><span>Mancanza di riconoscimento e isolamento.</span></li>
<li><span>Autocritica feroce, interiorizzata negli anni.</span></li>
</ul>
<p><span>Il perfezionismo, in particolare, è spesso vestito da virtù. Ma, come dice Kristin Neff, “<em>quando l’autocritica è l’unico modo che conosciamo per motivarci, stiamo vivendo sotto minaccia costante.</em>”</span></p>
<h2><span>Che cosa succede se non lo affronti?</span></h2>
<p><span>Nel breve termine, il burnout può <strong>compromettere le performance e la quotidianità</strong>: si diventa più lenti, meno lucidi, meno presenti. Nel lungo termine, può portare a <strong>depressione, abbandono della carriera o malattie psicosomatiche</strong>.</span></p>
<p><span>Ma c’è una buona notizia: si può intervenire. E spesso, proprio quel momento di crisi diventa una porta per riscoprire la propria voce.</span></p>
<h2><span>Uscire dal burnout: strumenti che aiutano davvero (science approved)</span></h2>
<p><span>Nel libro </span><span><em>Ansia da performance</em></span><span>, si parla in modo approfondito di alcuni strumenti psicologici che aiutano a uscire dal tunnel. Eccone tre, semplici ma profondi:</span></p>
<h3><span>1. Mindfulness: il primo passo, la <strong>consapevolezza</strong></span></h3>
<p><span>La <strong>mindfulness</strong> ci insegna a essere consapevoli di quello che c&#8217;è, senza cercare di controllarlo, evitarlo o lottarci contro. Insomma, la mindfulness ci aiuta a stare con quello che c&#8217;è, senza seguire il pilota automatico che spesso rincara la dose autocriticandoci e, almeno nella prima fase del burnout, dicendoci che dobbiamo fare di più. O senza seguire l&#8217;istinto, che ci dice di mollare, evitare, nasconderci. Invece la mindfulness ci dice di fermarci e osservare il nostro dolore e l&#8217;impulso automatico che ne consegue, osservare la paura o la rabbia che ci fanno soffrire, e creare uno spazio in cui trovare sollievo, cura, connessione.</span></p>
<p><span><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-1382 alignleft" src="https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2025/05/post-singolo-240x300.png" alt="mindfulness burnout musicisti" width="240" height="300" srcset="https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2025/05/post-singolo-240x300.png 240w, https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2025/05/post-singolo-600x750.png 600w, https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2025/05/post-singolo-819x1024.png 819w, https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2025/05/post-singolo.png 1080w" sizes="auto, (max-width: 240px) 100vw, 240px" />Esercizio semplice per iniziare</strong></span><span>: </span><span><em>Tre respiri consapevoli</em></span></p>
<ul data-spread="false">
<li><span>Quando sei in difficoltà, fermati. Inspira e nota il movimento dell’addome.</span></li>
<li><span>Espira lentamente, sentendo l’aria uscire.</span></li>
<li><span>Osserva come ti senti, senza cambiarlo. </span></li>
<li>Permettiti, per tre respiri, di esistere ed essere esattamente così come sei.</li>
</ul>
<p><span>Ripeti. Ogni giorno. È un piccolo gesto che può riportarti a te. </span></p>
<p>Ovviamente la mindfulness non si esaurisce qui, ma questo passo, apparentemente così piccolo, è il primo per fare la differenza.</p>
<p><a href="https://www.mupsiche.it/file-audio-meditazioni-per-musicisti/">Vai qui per provare qualche altro esercizio di mindfulness, pensato per musicisti.</a></p>
<h3><span>2. Ritrova i tuoi valori: per chi suoni?</span></h3>
<p><span>Quando perdiamo il senso, è importante tornare ai propri valori.</span></p>
<ul data-spread="false">
<li><span>Cosa amavi della musica quando hai iniziato? Quali sensazioni, emozioni provavi?</span></li>
<li><span>Qual è il messaggio che vorresti lasciare attraverso la musica?</span></li>
<li><span>Per cosa vorresti essere ricordato?</span></li>
</ul>
<p><span>Scrivi queste risposte. Tienile nel tuo astuccio, nella custodia del tuo strumento. E prima di iniziare a suonare chiediti &#8220;Oggi per chi o cosa voglio suonare?&#8221;</span></p>
<p>Se vuoi approfondire questo concetto, leggi il capitolo 5 del l<a href="https://www.mupsiche.it/ansia-da-performance-musicale-una-guida-definitiva/">ibro &#8220;Ansia da performance&#8221;</a>, parla proprio di questo e di come ritrovare il bello della musica, che siamo sicuri, è ancora lì da qualche parte.</p>
<h3><span>3. Lavora sull’autocritica con la compassione</span></h3>
<p><span>Molti musicisti convivono con un critico interno sempre in agguato che sembra motivarci a fare di più. Ma la motivazione non nasce dalla durezza, bensì dalla cura. Coltivare compassione significa imparare a sostenersi come si farebbe con un allievo caro, con uno sguardo che incoraggia, non punisce.</span></p>
<p><span>Un esercizio utile. Chiediti come tratteresti un amico nella tua stessa situazione: che tono di voce useresti? Come lo guarderesti? che parole useresti per sostenerlo? &#8230; e con te fai lo stesso? se la risposta è no, provaci!</span></p>
<h3><span>4. Parlarne: l’antidoto al silenzio</span></h3>
<p><span>Il burnout vive nel segreto. Parlane. Con un amico, un collega, uno psicologo. Mettere parole sul dolore è il primo atto di guarigione. Come nella musica, serve aria per far vibrare le corde.</span></p>
<div>
<hr />
</div>
<h2><span>Conclusione</span></h2>
<p><span>Essere musicisti è un atto di coraggio, non di perfezione. Il burnout non è una sconfitta, ma un invito: a respirare, a ricordare perché hai scelto questa strada, a prenderti cura di te.</span></p>
<p><span>E forse, come scriveva Leonard Cohen, “C’è una crepa in ogni cosa. È da lì che entra la luce.”</span></p>
<div>
<hr />
<p><span>Scopri di più su mindfulness, perfezionismo e valori nei musicisti!<a href="https://www.mupsiche.it/ansia-da-performance-musicale-una-guida-definitiva/"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-1210 size-medium" src="https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2024/08/Guida-definitiva-per-comprendere-e-superare-la-paura-del-palcoscenico-Ansia-da-performance-musicale-219x300.png" alt="" width="219" height="300" srcset="https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2024/08/Guida-definitiva-per-comprendere-e-superare-la-paura-del-palcoscenico-Ansia-da-performance-musicale-219x300.png 219w, https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2024/08/Guida-definitiva-per-comprendere-e-superare-la-paura-del-palcoscenico-Ansia-da-performance-musicale-600x823.png 600w, https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2024/08/Guida-definitiva-per-comprendere-e-superare-la-paura-del-palcoscenico-Ansia-da-performance-musicale.png 706w" sizes="auto, (max-width: 219px) 100vw, 219px" /></a></span></div>
<div></div>
<div><span>Riferimenti bibliografici</span></div>
<ul data-spread="false">
<li><span>Araújo, L. S., Wasley, D., Redding, E., Atkins, L., Perkins, R., &amp; Williamon, A. (2017). Fit to perform: an investigation of higher education music students&#8217; perceptions, attitudes, and behaviors toward health. </span><span><em>Frontiers in Psychology, 8</em></span><span>, 1558.</span></li>
<li><span>Kenny, D. T. (2011). The psychology of music performance anxiety. </span><span><em>Oxford University Press</em></span><span>.</span></li>
<li><span>Neff, K. D., &amp; Germer, C. K. (2013). A pilot study and randomized controlled trial of the mindful self-compassion program. </span><span><em>Journal of Clinical Psychology</em></span><span>, 69(1), 28–44.</span></li>
<li><span>Casetta, L.  &amp; Bargigia, M. (2024). </span><span><em>Ansia da performance musicale</em></span><span>. Amazon KDP.</span></li>
</ul>
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		<title>Musica Classica e Meditazione: Armonia Perfetta (Senza Bufale)</title>
		<link>https://www.mupsiche.it/2025/01/26/musica-classica-e-meditazione-armonia-perfetta-senza-bufale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jan 2025 11:34:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[musica&emozioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se pensi che meditare con la musica classica sia come bere una tisana al tramonto, hai ragione&#8230; a metà! Non tutta la musica classica è creata uguale, soprattutto quando si parla di meditazione. Ti guiderò tra i brani più adatti, i compositori da scegliere e—spoiler alert—perché dovresti dimenticare il mito del 432 Hz. Pronto per...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se pensi che meditare con la musica classica sia come bere una tisana al tramonto, hai ragione&#8230; a metà! Non tutta la musica classica è creata uguale, soprattutto quando si parla di meditazione. Ti guiderò tra i brani più adatti, i compositori da scegliere e—spoiler alert—perché dovresti dimenticare il mito del 432 Hz.</p>
<p>Pronto per un viaggio musicale? Iniziamo! <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f3b6.png" alt="🎶" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<hr />
<h2>Musica Classica e Meditazione: Perché Funziona?</h2>
<p>La musica classica è pura emozione: ti fa piangere, sorridere, sognare. Ma quando si tratta di meditazione, serve un tipo di musica che <em>calmi</em> la mente, non la distragga. I brani con cambi dinamici improvvisi o orchestrazioni drammatiche  potrebbero non essere l&#8217;ideale. A meno che non sia una meditazione per esplorare le emozioni trascendentali e viaggiare attraverso il dolore per ritrovare la luce! In ogni caso bisogna avere un&#8217;idea di che playlist usare e non muoversi totalmente a casaccio perché &#8220;la musica classica dicono sia rilassante&#8221;!</p>
<p>Ecco quindi cosa cercare per iniziare con brani che calmano la mente:</p>
<ol>
<li><strong>Fluidità</strong>: brani con una struttura semplice e costante.</li>
<li><strong>Pianissimo e Andante</strong>: suoni dolci, dinamiche basse e tempi lenti.</li>
<li><strong>Assenza di sorprese</strong>: niente stacchi improvvisi o crescendo che ti fanno saltare il cuore in gola.</li>
</ol>
<hr />
<h2>Quali Compositori e Brani Scegliere per la Meditazione? <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f3bc.png" alt="🎼" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></h2>
<p>Ecco una selezione di nostro gradimento per accompagnarti durante le tue sessioni di meditazione:</p>
<h3>1. <strong>Erik Satie – “Gymnopédies”</strong></h3>
<p>Le <em>Gymnopédies</em> di Satie sono un buon punto di partenza della meditazione musicale. Dolci, ripetitive e senza mai alzare la voce, sembrano scritte apposta per calmare l’anima e lasciare che la mente diventi più leggera. Prova la “No. 1”  e lascia che gli occhi si chiudano, contattando il momento presente.</p>
<h3>2. <strong>Johann Sebastian Bach – “Preludio in Mi minore”</strong></h3>
<p>Bach è un maestro nell&#8217;unire sacralità e musica. LQuesto preludio tratto dall&#8217;opera, Il clavicembalo ben Temperato, col suo tocco nostalgico ti aiuterà a rallentare il respiro e a contattare con dolcezza il tuo passato.</p>
<h3>3. <strong>Claude Debussy – “Clair de Lune”</strong></h3>
<p>Debussy è poesia in musica, e <em>Clair de Lune</em> è la sua perla più luminosa. Le note delicate sembrano cullarti, portandoti lentamente in uno stato di pace.</p>
<h3>4. <strong>Ludovico Einaudi – “Fairytales”</strong></h3>
<p>Ok, Einaudi non è “classico” nel senso stretto del termine, ma i suoi pezzi al pianoforte sono perfetti per meditare. <em>Fairytales</em> è semplice e sognante, un abbraccio per lasciarsi andare.</p>
<h3>5. <strong>Arvo Part – “Spiegel im Spiegel” (strumentale)</strong></h3>
<p>Se vuoi entrare in un’atmosfera sacra e meditativa, questa è la scelta giusta. Evita le versioni vocali: anche se meravigliose, la voce potrebbe distrarti.</p>
<hr />
<h2>Attenzione: Il Mito dei 432 Hz <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f6a8.png" alt="🚨" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></h2>
<p>Ora affrontiamo un argomento che circola spesso in rete: la musica accordata a 432 Hz. Si dice che questa frequenza sia “naturale” e in sintonia con l’universo. Bello, vero? Peccato che sia una bufala colossale.</p>
<p>Ecco perché:</p>
<ol>
<li><strong>Nessuna base scientifica</strong>: non esiste alcuno studio che dimostri che i 432 Hz abbiano effetti migliori rispetto ai “normali” 440 Hz.</li>
<li><strong>Effetto placebo</strong>: se ti rilassa, probabilmente è solo perché <em>pensi</em> che funzioni.</li>
<li><strong>La musica non è una frequenza unica</strong>: un pezzo musicale contiene una gamma di frequenze, non solo una singola vibrazione.</li>
</ol>
<p>Quindi, se trovi playlist su YouTube con “432 Hz magici per la meditazione”, sappi che è più marketing che scienza. Concentrati invece sulla qualità del brano e sulle sue dinamiche.</p>
<hr />
<h2>Come Creare la Tua Sessione di Meditazione con Musica Classica <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f3a7.png" alt="🎧" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></h2>
<ol>
<li><strong>Scegli un ambiente tranquillo</strong>: spegni il telefono, abbassa le luci e siediti comodamente.</li>
<li><strong>Usa una buona playlist</strong>: cerca brani che seguano i criteri indicati sopra (niente Beethoven, lo ripeto!).</li>
<li><strong>Imposta il volume basso</strong>: la musica deve essere un sottofondo, non il protagonista.</li>
<li><strong>Concentrati sul respiro</strong>: ascolta le note mentre respiri lentamente.</li>
</ol>
<hr />
<h2>Un’Esercitazione Pratica</h2>
<p>Prenditi 5 minuti ora:</p>
<ol>
<li>Trova su Spotify o YouTube “Gymnopédie No. 1” di Erik Satie.</li>
<li>Mettiti comodo, chiudi gli occhi e ascolta.</li>
<li>Respira profondamente e lascia che le note ti avvolgano.</li>
</ol>
<p>Sentito il relax che arriva? Scommetto di sì!</p>
<hr />
<h2>Conclusione: La Musica Classica, Il Tuo Alleato Zen <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f3bb.png" alt="🎻" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f54a.png" alt="🕊" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></h2>
<p>La prossima volta che vuoi meditare, lascia perdere playlist esotiche dai dubbi effetti magici e affidati alla musica classica. Scegli brani che accarezzino l’anima, non che la scuotano. E ricorda: la vera magia non sta nei 432 Hz, ma nel lasciarti andare completamente al suono.</p>
<p>Hai un brano classico preferito per meditare? Condividilo nei commenti: chissà, potremmo scoprire una gemma nascosta! <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f60a.png" alt="😊" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
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		<title>Musica e Meditazione: L’Accoppiata Perfetta per Ritrovare la Pace Interiore</title>
		<link>https://www.mupsiche.it/2025/01/26/musica-e-meditazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Jan 2025 10:59:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[musica&emozioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chiudi gli occhi. Respira profondamente. Ora immagina un mondo in cui la musica e la meditazione si fondono per trasportarti in uno stato di puro relax. Non è una fantasia, ma un modo incredibilmente efficace per staccare la spina e ricaricare le energie. E sì, ti prometto che non devi diventare un monaco zen o...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Chiudi gli occhi. Respira profondamente. Ora immagina un mondo in cui la musica e la meditazione si fondono per trasportarti in uno stato di puro relax. Non è una fantasia, ma un modo incredibilmente efficace per staccare la spina e ricaricare le energie. E sì, ti prometto che non devi diventare un monaco zen o un DJ per riuscirci. Scopriamo insieme come musica e meditazione possono trasformare le tue giornate!</p>
<hr />
<h2>Perché Musica e Meditazione Sono un Match Fatto in Paradiso? <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f3a7.png" alt="🎧" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/2728.png" alt="✨" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></h2>
<p>La meditazione è spesso vista come un’attività solitaria e silenziosa, ma aggiungere un po’ di musica può fare miracoli. La musica giusta ti aiuta a entrare nello stato mentale ideale, rilassare il corpo e calmare la mente. Non è magia, ma pura scienza: certi tipi di suoni abbassano i livelli di cortisolo (l’ormone dello stress) e stimolano la produzione di serotonina (l’ormone della felicità). In poche parole? Un mix di benessere garantito.</p>
<hr />
<h2>Quale Musica Funziona Meglio per la Meditazione? <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f3bc.png" alt="🎼" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></h2>
<p>Non tutte le playlist sono uguali quando si tratta di meditazione. Ecco alcuni generi e artisti che potrebbero fare al caso tuo:</p>
<h3>1. <strong>Musica Classica</strong> <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f3bb.png" alt="🎻" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></h3>
<p>Bach, Debussy o Vaugham Williams possono essere il tuo biglietto per la trascendenza. Chiudi gli occhi e lasciati portare in mondi inesplorati della tua mente, dove potrai immergerti nella meraviglia, nella trascendenza, nel dolore per poi uscirne attraverso la compassione e la spiritualità.</p>
<h3>2. <strong>Soundscape Naturali</strong> <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f30a.png" alt="🌊" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f333.png" alt="🌳" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></h3>
<p>Ti senti sopraffatto e schiacciato? Metti su una traccia con il suono delle onde del mare, della pioggia o del cinguettio degli uccelli. I suoni della natura attivano il nostro nervo vago e ci calmano.</p>
<h3>3. <strong>Musica Ambient o New Age</strong> <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f30c.png" alt="🌌" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></h3>
<p>Artisti come Brian Eno  sono vere icone per chi cerca un’atmosfera eterea e rilassante. “<em>An Ending (Ascent)</em>” di Eno è perfetta per creare uno spazio meditativo ovunque. Ritmi indefiniti, tempi lenti creeranno piano piano spazio dentro di te.</p>
<h3>4. <strong>Mantra e Suoni Sacri</strong> <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f549.png" alt="🕉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></h3>
<p>Se vuoi sperimentare, prova con i canti tibetani o il suono delle campane tibetane. In ogni tradizione sacra la musica è sempre stata di supporto alla meditazione e in oriente hanno giocato su timbri e frequenze.</p>
<hr />
<h2>Come Creare la Tua Routine di Meditazione Musicale? <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f570.png" alt="🕰" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f3b6.png" alt="🎶" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></h2>
<ol>
<li><strong>Trova il tuo angolo zen</strong>: un posto tranquillo e confortevole è l’ideale. Può essere il tuo salotto, il balcone o persino il letto. L&#8217;importante è che tu abbia la tua privacy senza il rischio di venire disturbato.</li>
<li><strong>Scegli la playlist giusta</strong>: su Spotify, Apple Music o YouTube ci sono milioni di opzioni. Cerca &#8220;Meditation Music&#8221; o prova a creare una tua selezione personalizzata.</li>
<li><strong>Respira e Ascolta</strong>: siediti comodo, chiudi gli occhi e concentra l’attenzione sulla musica. Lascia che le note ti guidino.</li>
<li><strong>Usa cuffie o altoparlanti di qualità</strong>: per immergerti completamente, puoi provare un buon paio di cuffie noise-cancelling.</li>
</ol>
<hr />
<h2>Conclusione: Prepara le Cuffie e Vai! <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f3b6.png" alt="🎶" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></h2>
<p>La prossima volta che pensi di meditare, ricorda che puoi provare a mettere su un po’ di musica e lasciare che sia lei la maestra zen che ti guida. È un piccolo passo che può portare a grandi cambiamenti. Quindi, cosa aspetti? Trova la tua playlist, siediti comodo e lascia che la magia di musica e meditazione trasformi il tuo mondo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Malinconia e musica per immergersi nell&#8217;introspezione</title>
		<link>https://www.mupsiche.it/2025/01/17/malinconia-e-musica-per-immergersi-nellintrospezione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jan 2025 18:42:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[musica&emozioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Malinconia: La Tua Amica Che Non Ti Lascia Mai Solo (Purtroppo) Ah, la malinconia. Quella dolce-amara sensazione che ti fa sentire come se fossi il protagonista di un film francese in bianco e nero, mentre fuori piove e sorseggi una tazza di tè (o più probabilmente un caffè freddo dimenticato sul tavolo). È la compagna...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3><strong>Malinconia: La Tua Amica Che Non Ti Lascia Mai Solo (Purtroppo)</strong></h3>
<p>Ah, la <strong>malinconia</strong>. Quella dolce-amara sensazione che ti fa sentire come se fossi il protagonista di un film francese in bianco e nero, mentre fuori piove e sorseggi una tazza di tè (o più probabilmente un caffè freddo dimenticato sul tavolo). È la compagna invisibile che bussa alla porta della tua anima nei momenti meno opportuni, e quando la lasci entrare, lei si toglie le scarpe e si sistema comodamente sul divano.</p>
<p>Ma <strong>cos’è davvero la malinconia</strong>? È una tristezza educata, una sorta di eleganza emotiva. Non si strappa i capelli né urla come una tragedia greca: lei sospira, guarda il soffitto e dice con voce languida: “Vedi? Non ti manca qualcosa?”. È quel vuoto dolce che si insinua nei ricordi felici, trasformandoli in piccole spine che ti pizzicano il cuore.</p>
<hr />
<h3><strong>A cosa serve la malinconia?</strong></h3>
<p>Sì, perché – e qui arriva la domanda scomoda – ha uno scopo? Certo che sì, o almeno così ci piace credere. <strong>La malinconia è la playlist emotiva che ci fa rallentare, guardarci dentro e riflettere.</strong> Serve a farci sentire umani, per ricordarci che non siamo solo macchine programmate per correre da un appuntamento all’altro. È come una notifica push dell’anima: “Fermati un attimo e ascolta”. E magari, se sei fortunato, ti aiuta a scrivere una poesia decente o almeno un post su Instagram che riceverà un sacco di cuori.</p>
<p>La malinconia, a modo suo, è un esercizio di introspezione. Non si limita a farti piangere in silenzio, ma ti invita a pensare, a ricordare e, se sei pronto, a creare. Non è un caso che grandi artisti abbiano sempre trovato nella malinconia una fonte inesauribile di ispirazione.</p>
<hr />
<h3><strong>Musica e malinconia: un matrimonio perfetto</strong></h3>
<p>Se la malinconia fosse una persona, probabilmente avrebbe una collezione infinita di vinili di artisti indie e una chitarra mai accordata in un angolo della stanza. È impossibile parlare di <strong>malinconia</strong> senza menzionare la <strong>musica</strong>. Perché diciamocelo: <strong>la malinconia e la musica sono come il burro d’arachidi e la marmellata</strong>, una coppia improbabile ma assolutamente irresistibile.</p>
<p>La <strong>musica malinconica</strong> è quel tipo di arte che ti culla e ti ferisce allo stesso tempo. È quella canzone che ascolti in loop mentre guardi fuori dalla finestra, fingendo di essere in un videoclip. È il motivo per cui ci emozioniamo con le ballate struggenti, gli accordi minori e quelle voci che sembrano provenire direttamente dal fondo dell’anima di qualcuno. Non importa se capisci il testo o meno, <strong>la malinconia nella musica è universale</strong>.</p>
<p>E poi c’è la magia: la musica ti permette di abbracciare la malinconia senza paura. Perché sì, è vero che la malinconia può essere pesante, ma con la colonna sonora giusta diventa quasi poetica. Basta pensare a certe canzoni di Leonard Cohen, Radiohead o Billie Eilish: non ti fanno sentire solo, anzi, ti fanno pensare che forse essere malinconici è una delle esperienze più condivise al mondo.</p>
<hr />
<h3><strong>Conclusione: un invito al ballo con la malinconia</strong></h3>
<p>La malinconia non è un nemico da combattere, ma una vecchia amica da capire. Non devi temerla, basta imparare a ballare con lei, magari a ritmo di una chitarra acustica. Perché, in fondo, <strong>se non ci fosse la malinconia, come potremmo apprezzare davvero la gioia?</strong> Quindi, la prossima volta che la senti bussare, aprile la porta, offrigli un caffè e metti su il tuo album preferito. Chissà, potrebbe anche ispirarti a qualcosa di meraviglioso.</p>
<hr />
<h3><strong><span>Vai al corso di </span><a href="https://www.mupsiche.it/corso-psicologia-della-musica/">Psicologia della musica per scoprire dal vivo il potere della musica</a></strong></h3>
<h3><strong>Riferimenti Bibliografici</strong></h3>
<ol>
<li>Földényi, L. A. (2020). <em>Melancholy: A Study of Anatomy</em>. Yale University Press.</li>
<li>Kivy, P. (1990). <em>Music Alone: Philosophical Reflections on the Purely Musical Experience</em>. Cornell University Press.</li>
<li>Cohen, L. (1992). <em>The Future</em>. Album musicale. Columbia Records.</li>
<li>Pinker, S. (1997). <em>How the Mind Works</em>. W. W. Norton &amp; Company.</li>
</ol>
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		<title>Psicologia della musica: cos&#8217;è e perchè ci piace</title>
		<link>https://www.mupsiche.it/2025/01/17/psicologia-della-musica-cose-e-perche-ci-piace/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jan 2025 18:26:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[musica&emozioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Psicologia della Musica: Come le Note Influenzano la Mente e le Emozioni La psicologia della musica è un affascinante campo di studio che indaga come la musica influisca sul nostro cervello, sulle emozioni e sul comportamento. Questa disciplina si colloca all’incrocio tra psicologia, neuroscienze e arte, esplorando il profondo legame tra l’essere umano e il...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Psicologia della Musica: Come le Note Influenzano la Mente e le Emozioni</strong></p>
<p>La <strong>psicologia della musica</strong> è un affascinante campo di studio che indaga come la musica influisca sul nostro cervello, sulle emozioni e sul comportamento. Questa disciplina si colloca all’incrocio tra psicologia, neuroscienze e arte, esplorando il profondo legame tra l’essere umano e il mondo sonoro.</p>
<h3><strong>Che Cos&#8217;è la Psicologia della Musica?</strong></h3>
<p>La psicologia della musica studia i processi cognitivi, emotivi e comportamentali che si attivano quando ascoltiamo, creiamo o eseguiamo musica. Questo campo di ricerca si pone domande come:</p>
<ul>
<li>Perché certi brani ci rendono felici o malinconici?</li>
<li>Come riesce la musica a migliorare la nostra concentrazione o ridurre lo stress?</li>
<li>Quali meccanismi cerebrali si attivano quando ascoltiamo una melodia?</li>
</ul>
<p>Le risposte a queste domande rivelano l’impatto profondo che la musica ha sulla nostra psiche e sul nostro benessere.</p>
<h3><strong>Gli Effetti della Musica sul Cervello</strong></h3>
<p>Diversi studi scientifici hanno dimostrato che la musica ha il potere di attivare numerose aree del cervello, tra cui:</p>
<ul>
<li><strong>Il sistema limbico</strong>, responsabile delle emozioni.</li>
<li><strong>La corteccia prefrontale</strong>, legata alla pianificazione e alla concentrazione.</li>
<li><strong>L’ippocampo</strong>, che gioca un ruolo importante nella memoria.</li>
</ul>
<p>Ascoltare musica piacevole rilascia dopamina, il cosiddetto &#8220;ormone della felicità&#8221;, favorendo sensazioni di gioia e appagamento (Blood &amp; Zatorre, 2001). Allo stesso tempo, alcune melodie possono ridurre il livello di cortisolo, l’ormone dello stress, migliorando il nostro stato mentale (Thoma et al., 2013).</p>
<h3><strong>Musica ed Emozioni: Un Linguaggio Universale</strong></h3>
<p>Uno degli aspetti più affascinanti della psicologia della musica è il suo ruolo nel suscitare emozioni universali. Brani musicali in tonalità maggiore tendono a evocare allegria e ottimismo, mentre quelli in tonalità minore spesso generano introspezione e malinconia. Anche il ritmo gioca un ruolo cruciale: melodie lente inducono rilassamento, mentre quelle veloci possono aumentare l’energia e la motivazione (Gabrielsson &amp; Lindström, 2010).</p>
<h3><strong>I Benefici della Musica sulla Salute Mentale</strong></h3>
<p>La psicologia della musica trova applicazione anche in ambito terapeutico. La <strong>musicoterapia</strong>, ad esempio, è utilizzata per trattare condizioni come ansia, depressione e disturbi post-traumatici (Bensimon et al., 2008). Inoltre, la musica può migliorare le abilità cognitive nei bambini (Schellenberg, 2005), aiutare gli anziani a preservare la memoria e persino supportare i processi di riabilitazione fisica (Bradt et al., 2010).</p>
<h3><strong>Conclusione</strong></h3>
<p>La <strong>psicologia della musica</strong> ci insegna che la musica non è solo un piacere per l’orecchio, ma un potente strumento per migliorare la nostra vita. Che si tratti di una melodia rilassante per allentare lo stress o di un brano energico per motivarci, il potere della musica sulla mente umana è straordinario.</p>
<p>Esplorare la relazione tra mente e suono apre nuovi orizzonti di conoscenza e benessere, rendendo la musica un elemento imprescindibile nella nostra quotidianità.</p>
<hr />
<h3><strong>Riferimenti Bibliografici</strong></h3>
<ul>
<li>Blood, A. J., &amp; Zatorre, R. J. (2001). Intensely pleasurable responses to music correlate with activity in brain regions implicated in reward and emotion. <em>Proceedings of the National Academy of Sciences, 98</em>(20), 11818-11823.</li>
<li>Thoma, M. V., La Marca, R., Brönnimann, R., Finkel, L., Ehlert, U., &amp; Nater, U. M. (2013). The effect of music on the human stress response. <em>PLoS ONE, 8</em>(8), e70156.</li>
<li>Gabrielsson, A., &amp; Lindström, E. (2010). The role of structure in the musical expression of emotions. <em>Handbook of Music and Emotion: Theory, Research, Applications</em>, 367-400.</li>
<li>Bensimon, M., Amir, D., &amp; Wolf, Y. (2008). Drumming through trauma: Music therapy with post-traumatic soldiers. <em>The Arts in Psychotherapy, 35</em>(1), 34-48.</li>
<li>Schellenberg, E. G. (2005). Music and cognitive abilities. <em>Current Directions in Psychological Science, 14</em>(6), 317-320.</li>
<li>Bradt, J., Magee, W. L., Dileo, C., Wheeler, B. L., &amp; McGilloway, E. (2010). Music therapy for acquired brain injury. <em>Cochrane Database of Systematic Reviews</em>, (7).</li>
</ul>
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<p>L'articolo <a href="https://www.mupsiche.it/2025/01/17/psicologia-della-musica-cose-e-perche-ci-piace/">Psicologia della musica: cos&#8217;è e perchè ci piace</a> proviene da <a href="https://www.mupsiche.it">Mupsiche</a>.</p>
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		<title>Inside Out 2 ci spiega cos&#8217;è l&#8217;ansia da performance</title>
		<link>https://www.mupsiche.it/2024/07/04/inside-out-2-ansia-performance/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Jul 2024 12:10:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[performance]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mupsiche.it/?p=707</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.mupsiche.it/2024/07/04/inside-out-2-ansia-performance/">Inside Out 2 ci spiega cos&#8217;è l&#8217;ansia da performance</a> proviene da <a href="https://www.mupsiche.it">Mupsiche</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<section class="l-section wpb_row height_medium"><div class="l-section-h i-cf"><div class="g-cols vc_row via_flex valign_top type_default stacking_default"><div class="vc_col-sm-12 wpb_column vc_column_container"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="wpb_text_column"><div class="wpb_wrapper"><p>Siamo andati a vedere <strong>Inside out 2</strong>, come la maggior parte degli psicologi che conosciamo&#8230; dai, non potevamo mancare!</p>
<p>E così, è ora che anche noi diciamo la nostra, d’altra parte ne hanno parlato tutti!</p>
<p>Premettiamo che da bravi psicologi della musica ci ha divertito un sacco la minaccia incombente per Riley di diventare etnomusicologa se mai dovesse fallire… autori della Pixar, ci rivolgiamo a voi: ma perché?!! Comunque grazie, è stata davvero una sorpresa beccare l’etnomusicologia citata in Inside Out 2, ne siamo onorati.</p>
<h2>Ansia da performance nello sport e nella musica</h2>
<p>Ma andiamo sugli aspetti più seri e sul perché anche noi siamo qui a scrivere di Inside Out 2. Ne stiamo scrivendo perché rappresenta perfettamente come nasce, precipita e poi si supera <strong>l’ansia da performance</strong>. Certo, Riley è una sportiva, gioca ad Hokey, noi invece ci prendiamo cura della performance dei musicisti, ma tutto sommato <strong>non c’è una grande differenza tra sport e musica</strong>.</p>
<p>Entrambi richiedono <strong>sacrificio, pratica, impegno, passione</strong> e poi tutto il nostro futuro sembra giocarsi durante la partita o il concerto, momento in cui avremo gli occhi puntati addosso e mille variabili fuori dal nostro controllo influenzeranno la nostra resa.</p>
<p>Potremmo entrare nel Flow, essere super concentrati, provare piacere e essere al top oppure, potrebbe essere un disastro, continuare a sbagliare, fare scelte forzate, avere l’impressione di non riuscire a entrare in quello che stiamo facendo. Insomma, in alternativa al Flow potrebbe insorgere l’ansia da performance, non quella buona, ma quella che ci impedisce di esprimerci al massimo.</p>
<p>Ed è quello che succede a Riley.</p>
<p>All’inizio, quando è bambina, giocare e seguire il flusso è semplice, ma poi succede qualcosa…</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-710" src="https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2024/07/Copia-di-Copia-di-Mupsiche-post-template-Post-di-Instagram-La-tua-storia-8-e1720094803139-300x272.png" alt="" width="300" height="272" srcset="https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2024/07/Copia-di-Copia-di-Mupsiche-post-template-Post-di-Instagram-La-tua-storia-8-e1720094803139-300x272.png 300w, https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2024/07/Copia-di-Copia-di-Mupsiche-post-template-Post-di-Instagram-La-tua-storia-8-e1720094803139-600x544.png 600w, https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2024/07/Copia-di-Copia-di-Mupsiche-post-template-Post-di-Instagram-La-tua-storia-8-e1720094803139-1024x928.png 1024w, https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2024/07/Copia-di-Copia-di-Mupsiche-post-template-Post-di-Instagram-La-tua-storia-8-e1720094803139.png 1080w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h2>La psicologia dietro Inside Out 2</h2>
<p>Per comprendere cosa succede in Riley, facciamo un passo dietro le quinte di Inside Out. Con grande stupore (almeno quasi quanto quello per gli etnomusicologi) guardando scorrere i titoli di coda (per vedere, si sa, quell’ultimo video tanto atteso che premia chi rimane fino alla fine), abbiamo scoperto grandi nomi della psicologia tra gli Psychological Consultant di Inside Out. Come anche nel primo Inside Out, c’erano <em>Dacher Keltner</em> e <em>Paul Ekman</em>, esperti a livello mondiale di emozioni. E infatti all’inizio c’è l’analisi dettagliata delle espressioni facciali che, chi conosce il FACS &#8211;  Facial Action Coding System (tra le altre cose, noi ne siamo codificatori, quindi occhio alle espressioni del viso che fate!) ha sicuramente riconosciuto nella scena in cui Riley è in macchina con le amiche all’inizio del film.</p>
<p>Ma oltre al contributo di Ekman e Keltner stavolta è stata chiesta la supervisione di Kristin Neff.</p>
<p>Chi è Kristin Neff?</p>
<p>&nbsp;</p>
<h2>Kristin Neff e la Self-Compassion</h2>
<p>Kristin Neff è una ricercatrice americana che si occupa di <strong>Self-Compassion</strong>. Collabora a stretto contatto con un grande psicoterapeuta americano, Chris Germer e insieme hanno ideato il Mindful Self Compassion Program, un percorso di meditazione finalizzato a sviluppare la Self-Compassion. Abbiamo conosciuto la Neff qualche anno fa, a Londra, e insieme a Paul Gilbert, è stata fonte di grande ispirazione per il nostro lavoro di supporto per i musicisti, proprio per quel che riguarda il “<em>trattarsi con gentilezza, soprattutto quando le cose non vanno come vorremmo</em>”.</p>
<p>La Self-Compassion è una <strong>scelta consapevole, basata sulla motivazione a prenderci cura di noi, con affetto, di fronte al dolore</strong>, invece che continuare a bastonarci quando non rispondiamo ai nostri standard di perfezione. Questo non significa essere indulgenti e mollare di fronte alle difficoltà, perché la self-compassion è anche un modo per <strong>sostenerci, per aiutarci a trovare la forza necessaria per fare la fatica o affrontare il disagio</strong> e la minaccia davanti a noi.</p>
<p>Il training basato sulla Self-compassion ci permette di costruire dentro di noi un <strong>amico rassicurante, comprensivo, forte e saggio che in ogni momento è lì a tenderci la mano, sostenerci e abbracciarci con amore</strong>. Bello, no?</p>
<p>Per sviluppare la self-compassion abbiamo bisogno di tre ingredienti:</p>
<ul>
<li>La consapevolezza del momento presente</li>
<li>La gentilezza</li>
<li>La common humanity</li>
</ul>
<p>Vedremo come vengono toccati tutti e tre nel film.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-711" src="https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2024/07/Copia-di-Copia-di-Mupsiche-post-template-Post-di-Instagram-La-tua-storia-9-e1720094785282-300x300.png" alt="" width="300" height="300" srcset="https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2024/07/Copia-di-Copia-di-Mupsiche-post-template-Post-di-Instagram-La-tua-storia-9-e1720094785282-300x300.png 300w, https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2024/07/Copia-di-Copia-di-Mupsiche-post-template-Post-di-Instagram-La-tua-storia-9-e1720094785282-150x150.png 150w, https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2024/07/Copia-di-Copia-di-Mupsiche-post-template-Post-di-Instagram-La-tua-storia-9-e1720094785282-600x597.png 600w, https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2024/07/Copia-di-Copia-di-Mupsiche-post-template-Post-di-Instagram-La-tua-storia-9-e1720094785282-1024x1019.png 1024w, https://www.mupsiche.it/wp-content/uploads/2024/07/Copia-di-Copia-di-Mupsiche-post-template-Post-di-Instagram-La-tua-storia-9-e1720094785282.png 1080w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<h2>Perché la self-compassion è così importante nell’ansia da performance?</h2>
<p>Trattarci con gentilezza è importante perché quando il gioco si fa duro e <strong>si alzano gli standard</strong>, aumenta la fatica e aumenta anche la frustrazione e la paura che non ce la faremo. Di fronte a queste <strong>minacce</strong>, in automatico si risveglia la nostra <strong>parte critica</strong>, che ha due facce, una apparentemente funzionale e una disfunzionale.</p>
<p>La parte critica funzionale ci motiva, ci dice di fare di più, di impegnarci, ci dice che facendo così saremo accettati, amati, inclusi. Per questo ne siamo affezionati: sembra sia dalla nostra parte e che voglia il nostro meglio, per evitare l’esclusione e il rifiuto sociale. Bastonandoci e minacciandoci ci porta a impegnarci e noi le obbediamo.</p>
<p>L’altra faccia della medaglia dell’autocritica, però, è che questa parte ci dice che dobbiamo essere “meglio degli altri”, o comunque “perfetti”, nascondendo le nostre fragilità, ci dice che non abbiamo scelta. Quando iniziamo a dare forma a questo pensiero è un attimo che emerga con esso anche il suo opposto, vale a dire “<strong>non siamo all’altezza</strong>”.</p>
<p>Nel cartone questa parte “motivatrice” critica, la vediamo rappresentata da <strong>Ansia</strong>. Ansia si nutre di immagini catastrofiche da evitare, instilla in Riley la credenza che “se è meglio delle altre, avrà amici e non rimarrà sola”, la motiva a fare di più, sempre di più. Finché Riley, si sconnette e arriva il pensiero “non sono all’altezza”, che porta al black out totale.</p>
<h2>Il concetto del Sé nell’ansia da performance</h2>
<p>È solo un cartone? Beh, sì, sicuramente nel nostro cervello non ci sono personaggi buffi arancioni dietro una console, ma il cartone rappresenta perfettamente cosa significa irrigidirsi su un senso del sé dettato dall’autocritica. L’<em>auto</em>critica, infatti, giudica il Sé, come se fosse un oggetto tangibile, lo soppesa e stima rispetto alle qualità desiderabili socialmente.</p>
<p>Il concetto del sé, di chi siamo, di chi vorremmo essere, delle etichette che ci incolliamo addosso, è molto affasciante in psicologia.</p>
<p>Negli anni Novanta si pensava che il concetto del Sé che portava le persone a star bene e a prosperare fosse di un sé “positivo”. In quegli anni si parlava di <strong>auto-stima</strong> e negli Stati Uniti furono investiti milioni di dollari per “aumentare l’autostima” in tutti gli americani.</p>
<p>La Neff nel suo libro “<em>The power of Self-Compassion</em>” cita i programmi basati sul non dare mai cattivi voti, etichettare se stessi come positivi, bravi, gentili… anzi, più bravi e più gentili!</p>
<p>E in effetti, a seguito di questi programmi, è <strong>aumentata l’autostima</strong> degli americani negli anni Novanta. Wow, direte voi… e invece la Neff ci fa notare che insieme all’autostima è <strong>aumentato anche il malessere e il sentirsi soli</strong>. Perché? Proprio su questo la Neff ha condotto i suoi studi.</p>
<p>Pensarsi meglio degli altri o perfetti, non toglie l’ansia, anzi, come succede in Riley, diventa una prigione. Dobbiamo eccellere, dobbiamo essere perfetti per essere inclusi. Questo implica che quando non lo siamo cercheremo di <strong>schiacciare gli altri</strong>, ad esempio denigrandoli o svalorizzandoli, oppure ci <strong>isoleremo</strong> per la vergogna. Inoltre, l’ansia di dover essere all’altezza, ci porterà a <strong>evitare le situazioni di rischio</strong>, quelle nuove in cui metterci alla prova, per paura di fallire. Evitare ridurrà le nostre possibilità di crescita.</p>
<p>L’autostima, quindi, basata sul giudizio del Sé, se da una parte ci motiva (e anche Riley, all’inizio è motivata ad allenarsi di più), dall’altra ci isola, ci blocca e ci impedisce di evolverci.</p>
<h2>Quindi come si esce dall’auto-critica?</h2>
<p>Nel film Riley inizia a uscire dall’autocritica quando i vecchi sé (quello adorabile di Gioia basato sull’essere gentile, brava, una buona amica e quello rigido di Ansia, basato sull’essere la migliore) vengono letteralmente buttati via, dando spazio a un <strong>nuovo sé</strong>, costruito su tutte le nostre esperienze, sia quelle positive, sia quelle negative. Quelle negative, non vengono più dimenticate e ritenute qualcosa da evitare, ma diventano la <strong>base per costruire</strong>, insieme alle esperienze di connessione e gioia, <strong>un sé che ha molti lati e molte sfaccettature</strong>.</p>
<p>Uscire dall’autocritica, fuori dal cartone, significa <strong>abbracciare e amare ogni parte di noi stessi</strong>: certo è facile amare i nostri talenti, i nostri lati che vengono apprezzati da tutti. Ma è importante abbracciare con gentilezza anche la nostra <strong>vulnerabilità, la nostra sfiducia, la nostra rabbia, i lati di cui ci vergogniamo</strong>. Solo abbracciando per intero tutto ciò che siamo, senza giudizio, possiamo affrontare ogni situazione, ogni sfida, possiamo permetterci di fallire, perché non saremo soli e troveremo le risorse per andare avanti e svilupparci. Ogni performance è solo parte del percorso e dell’insegnamento per crescere. A volte ci arrabbieremo, a volte avremo paura, a volte saremo tristi, ma dentro di noi c’è sempre posto per tutte le emozioni e per tutte le esperienze.</p>
<h2>Oltre la paura del giudizio</h2>
<p>E il giudizio degli altri? Anche questo tema è affrontato in Inside Out: siamo tutti sulla stessa barca, condizione umana chiamata dalla Neff <strong>Common Humanity</strong>. Le amiche di Riley quando si accorgono del suo dolore arrivano ad abbracciarla, a chiederle come sta, perché non dobbiamo farcela da soli. Le emozioni servono anche a questo, ad aiutarci, a darci sostegno e a sentirci tutti insieme in questa grande sfida che è la vita. Gli altri ci amano così come siamo, perché anche loro sono come sono. Quello che poi fa la differenza sono le nostre scelte, le nostre passioni e come cerchiamo di coltivare ciò che è importante per noi.</p>
<h2>La self-compassion in musica!</h2>
<p>Vi abbiamo confuso?</p>
<p>Beh, se non avete visto il cartone di sicuro!</p>
<p>Ma anche per chi non l’ha visto, da bravi psicologi della musica, vi facciamo entrare un po’ dentro le vicende di Riley, non con le immagini, bensì analizzando la colonna sonora!</p>
<p>Vi presentiamo <em>Growing up it’s hard to do</em> di Datzman, il brano che accompagna il momento in cui Riley sviluppa un attacco di panico e ne esce, contattando il momento presente, la common humanity e la gentilezza. La musica ancora una volta descrive perfettamente cosa succede dentro di noi, meglio di come possono fare mille parole.</p>
<p>C’è tutto quello che serve per comprendere cos’è la self compassion , buona visione del video!</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Analizzando la colonna sonora di Inside OUT 2" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/Feo2kLeALCs?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.mupsiche.it/2024/07/04/inside-out-2-ansia-performance/">Inside Out 2 ci spiega cos&#8217;è l&#8217;ansia da performance</a> proviene da <a href="https://www.mupsiche.it">Mupsiche</a>.</p>
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		<title>Ansia da performance nei musicisti</title>
		<link>https://www.mupsiche.it/2024/07/02/ansia-performance/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jul 2024 21:34:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[performance]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.mupsiche.it/?p=693</guid>

					<description><![CDATA[<p>L'articolo <a href="https://www.mupsiche.it/2024/07/02/ansia-performance/">Ansia da performance nei musicisti</a> proviene da <a href="https://www.mupsiche.it">Mupsiche</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<section class="l-section wpb_row height_medium"><div class="l-section-h i-cf"><div class="g-cols vc_row via_flex valign_top type_default stacking_default"><div class="vc_col-sm-12 wpb_column vc_column_container"><div class="vc_column-inner"><div class="wpb_wrapper"><div class="wpb_text_column"><div class="wpb_wrapper"><p>La passione per la musica può essere un&#8217;esperienza entusiasmante, ma quando l&#8217;ansia da performance entra in gioco, può mettere a dura prova la nostra sicurezza e il nostro benessere. In questo articolo, esploriamo insieme come nasce l&#8217;ansia da performance musicale da quello che può sembrare un piccolo dubbio.</p>
<h2>All&#8217;inizio c&#8217;era solo un innocuo dubbio</h2>
<p>Tutti noi abbiamo iniziato a suonare e amiamo la musica perché in qualche modo la musica è stata il mezzo per toccare quella magia antica e profondamente radicata dentro di noi che deriva dal flow e dal sentirci interconnessi.</p>
<p>Ma quando la musica diventa parte della nostra identità, perché <em>siamo </em>dei professionisti, ci sembra che intorno a noi le persone inizino a guardarci in modo diverso, che inizino ad aspettarsi da noi che siamo infallibili.</p>
<p>Allora arriva una vocina nella testa che inizia a confrontarci con gli altri. Questa vocina apparentemente saggia e preoccupata per il nostro futuro insinua dei dubbi: <strong>“Sei sicuro di essere all’altezza?”</strong>, “<strong>E se non ce la fai e deludi tutti?”</strong>.</p>
<h2>Non pensarci!</h2>
<p>Cerchiamo di comprendere cosa succede da un punto di vista psicologico quando si insinua il <strong>dubbio</strong> e perché è così importante nell’<strong>ansia da performance</strong>.</p>
<p>Prova a <strong><em>non</em></strong> pensare a un <em>mammut travestito da renna</em>, magari con un cerchietto buffo in testa o che finge di trascinare la slitta di Babbo Natale! Leggi le prossime righe senza pensare a quell’animale buffo che ti ho appena nominato. Rimani concentrato, pensa alla tua ansia, se vuoi, al brano che stai studiando o che devi eseguire prossimamente. L’importante è che la tua mente non vada proprio lì dove non deve andare. Fai anche una pausa dalla lettura per concentrarti di più. Chiudi gli occhi, fai cinque respiri. L’importante è che in questi cinque respiri non pensi a quell’animale proibito…</p>
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<p>Difficile vero? Nota come probabilmente il mammut travestito da renna non è un’immagine su cui la tua mente ti intrattiene spesso (credo!), eppure, cercando di controllare questo pensiero, è diventato in qualche modo predominante nella tua testa. Qualunque cosa tu abbia fatto per non pensarci, l’hai fatto <em>per</em> il mammut travestito da renna, era legato a lui. Così anche se hai pensato a delle banane gialle, in realtà dietro le banane la tua attenzione era sul mammut travestito da renna e a controllare che non ci fosse! E poi, nel pensare alle banane gialle probabilmente avrai notato lo sforzo di tenere la concentrazione sulle banane.</p>
<p>Lo sforzo era motivato dal resistere alla tentazione del mammut travestito da renna. Ora, solo perché ti ho chiesto di non pensare al mammut travestito da renna, <strong>questa immagine ha iniziato a tormentarti e ad avere il controllo su di te, quindi pensa cosa succede con il pensiero di non essere all’altezza, o con la paura di non farcela.</strong></p>
<p><em><strong>L’istinto ci dice che la soluzione è il controllo, ma più cerchiamo di controllare, più rinforziamo il dubbio.</strong></em></p>
<h2>Nasce l&#8217;ansia da performance</h2>
<p>È così che nasce l’ansia da performance. Proprio nel cercare rassicurazione da quell’innocuo dubbio che senza chiederlo prima o poi arriva. Iniziamo a studiare per suonare <em>bene</em>, impariamo esercizi di rilassamento e respirazione per suonare <em>bene</em>, facciamo corsi e leggiamo libri sull’ansia da performance, per suonare <em>bene</em>! Ma questo <em>bene</em> cela dentro di sé e in modo indissolubile il <em>male</em>, vale a dire quel giudizio da cui cerchiamo di scappare e che significa esclusione, isolamento, fine della nostra carriera.</p>
<p><strong>La performance ci intrappola</strong>, perché <strong>suonare <em>bene</em> e avere sollievo dal dubbio e dalla paura diventano l’obiettivo del suonare.</strong> Più inseguiamo la performance perfetta che dissolva tutti i nostri dubbi, più ci disconnettiamo dal senso del suonare e dagli altri. E così ci allontaniamo dal flow, l’unico modo per avere davvero quella performance pazzesca che ci fa toccare il cielo con un dito, e che arriva non perché siamo stati migliori degli altri, ma perché ci siamo veramente connessi.</p>
<p><strong><em>La performance ci continua a puntare l’attenzione su come suoniamo. Ma il vero punto è perché suoniamo.</em></strong></p>
<h2>E poi?</h2>
<p>Cosa fare quando l&#8217;ansia ci attanaglia, crea tensione e ci fa tremare le mani? Chiaramente non esiste una pozione magica o un incantesimo che faccia sparire l&#8217;ansia e ci faccia sentire perfettamente a nostro agio e al sicuro. Dobbiamo ricostruire dentro di noi il senso che per noi ha suonare, ritrovare il bello che ci ha guidati a scegliere questa professione e togliere tutti quegli strati di credenze, dubbi e false profezie che negli anni hanno offuscato la bellezza del suonare. Questo viaggio richiede di allenare la nostra mente a fare qualcosa di diverso e inizia quando siamo a casa e stiamo studiando.</p>
<p>L&#8217;argomento è lungo, ma ci sono tre tappe fondamentali attraverso le quali dobbiamo passare.</p>
<p>1- 𝑹𝒊𝒄𝒐𝒓𝒅𝒂: 𝒍&#8217;𝒂𝒏𝒔𝒊𝒂 𝒔𝒊 𝒏𝒖𝒕𝒓𝒆 𝒅𝒊 𝒒𝒖𝒆𝒍𝒍𝒐 𝒂 𝒄𝒖𝒊 𝒑𝒓𝒆𝒔𝒕𝒊𝒂𝒎𝒐 𝒂𝒕𝒕𝒆𝒏𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆<br />
Innanzitutto dobbiamo comprendere come funziona il nostro cervello. Non è colpa nostra se proviamo ansia, ma di come è fatto il nostro cervello&#8230; e il nostro cervello è biologicamente attratto dai problemi e dai potenziali problemi, per cui se lasciamo libera la nostra attenzione di dirigersi dove vuole, andrà su tutte le potenziali minacce possibili. L&#8217;ansia si nutre di quello a cui prestiamo attenzione: se prestiamo attenzione ai segnali d&#8217;ansia e ai pensieri catastrofici, l&#8217;ansia si nutre e si ingrandisce!</p>
<p>2- 𝑺𝒑𝒐𝒔𝒕𝒂 𝒍&#8217;𝒂𝒕𝒕𝒆𝒏𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆!<br />
Se vogliamo gestire l&#8217;ansia dobbiamo imparare a spostare l&#8217;attenzione deliberatamente, il che non significa distrarci, ma spostarla su stimoli neutri, come il sentire i nostri piedi ben appoggiati a terra e sul perché suoniamo. Spostare l&#8217;attenzione non è qualcosa che avverrà in automatico, l&#8217;attenzione, infatti, va allenata. Impara qualche tecnica di mindfulness, di respiro consapevole e impara, quando ti distrai, a riportare la tua attenzione sul tuo respiro e sul tuo corpo. Più pratichi questi esercizi, più ti sentirai a casa nel tuo corpo e le sensazioni &#8220;neutre&#8221; ti aiuteranno sul palco, proprio come un abbraccio caldo di una persona amica e che crede in te.<br />
Se vuoi provare una pratica per centrarti, ascolta il file audio con la <a href="https://www.mupsiche.it/2024/03/13/diventa-montagna/">pratica della montagna.</a></p>
<p>3- 𝑪𝒐𝒔𝒂 𝒄&#8217;è 𝒅𝒊 𝒊𝒎𝒑𝒐𝒓𝒕𝒂𝒏𝒕𝒆 𝒏𝒆𝒍 𝒔𝒖𝒐𝒏𝒂𝒓𝒆?<br />
Quando le ancore &#8220;neutrali&#8221; ti hanno aiutato a sentirti più centrato, sposta l&#8217;attenzione sul bello, sulle persone vicine a te, su cosa rende così importante suonare, alimenta e nutre sentimenti positivi, che ti fanno sentire connesso e ci aiuteranno a ricentrarti.</p>
<p>Questi tre passaggi sono fondamentali, tuttavia, non sono così semplici da mettere in atto. Se vuoi saperne di più contattaci e scopri il nostro <a href="https://www.mupsiche.it/ansia-da-performance/">training per allenare la mente a gestire l&#8217;ansia da performance</a> o iscriviti alla newsletter per essere aggiornato sui nostri workshop di gruppo per gestire l&#8217;ansia da performance.</p>
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		<title>Coraggio: tre ingredienti per tradurlo in musica</title>
		<link>https://www.mupsiche.it/2024/07/02/coraggio-musica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Casetta]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jul 2024 17:26:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[psicologia della composizione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cos’è il coraggio? La parola coraggio deriva dal latino coratĭcum o cor habeo, derivante dalla parola composta cŏr, cŏrdis cuore e dal verbo habere avere: avere cuore. Quindi il coraggio anche nelle sue radici verbali possiede dentro di sé il cuore, il valore, che diventa il motivo per affrontare ciò che temiamo o la sofferenza....</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2><a></a><a></a>Cos’è il coraggio?</h2>
<p>La parola coraggio deriva dal latino <em>coratĭcum</em> o <em>cor habeo</em>, derivante dalla parola composta cŏr, cŏrdis <em>cuore</em> e dal verbo habere <em>avere</em>: avere cuore. Quindi il coraggio anche nelle sue radici verbali possiede dentro di sé il <strong>cuore, il valore</strong>, che diventa il motivo per affrontare ciò che temiamo o la sofferenza.</p>
<p>Il coraggio ci prepara ad affrontare una <strong>sofferenza</strong> che consegue una nostra scelta.</p>
<p>Spesso si pensa al coraggio immaginando un impavido eroe pronto ad affrontare una battaglia, pieno di energia e che esprime sicurezza di sé. Ma non è proprio così, questo scenario funziona nei momenti eroici dei film epici, ma è ben distante dalla realtà, in cui spesso ci serve il coraggio per fare azioni apparentemente più banali, come una telefonata, iscriversi a un concorso o dire di no a un amico.</p>
<ul>
<li>Pensa alla tua quotidianità, dove sei bloccato?</li>
<li>Cosa vorresti fare e poi procrastini scrollando instagram o facendo altro?</li>
<li>In quali situazioni relazionali scomode ti ritrovi e non riesci a cambiare?</li>
</ul>
<p>In tutte queste situazioni la chiave per uscirne è il coraggio, il sentimento che nasce dal <strong>prendere contatto coi valori e dallo scegliere deliberatamente di muoversi nella direzione che comporterà un qualche tipo di sofferenza.</strong></p>
<h2>Gli ingredienti del coraggio</h2>
<p>Questo è in qualche modo confermato anche dalla letteratura psicologica sul coraggio. Gli ingredienti del coraggio sono:</p>
<ul>
<li>La presenza di una <strong>minaccia</strong>: senza paura non può esserci coraggio</li>
<li>La connessione con un <strong>valore</strong> per cui vale la pena rischiare.</li>
<li>La libertà di <strong>scegliere</strong> quello che si sta facendo.</li>
</ul>
<h3>Minaccia</h3>
<p>Riguardo alla presenza di una <strong>minaccia</strong>, chiaramente nessuno di noi abitualmente affronta tigri, nemici inferociti o situazioni drammatiche che mettono a repentaglio la vita o l’incolumità fisica. Certo, può capitare, ma non è la quotidianità. Quindi, perché non riusciamo a prendere un appuntamento o a dire di no a un amico? Dove sta la minaccia?</p>
<p>La minaccia sta di solito o nella paura che non sopporteremo le sensazioni fisiche e le emozioni che emergeranno (ad esempio temiamo che sarà insopportabile l’ansia, o che non reggeremo all’impatto emotivo derivante dall’affrontare una certa situazione e impazziremo), oppure dalla paura che verrà intaccata l’immagine che abbiamo di noi stessi e, di conseguenza, saremo rifiutati.</p>
<p>Così, un po’ per la <strong>paura di non reggere</strong>, un po’ per la <strong>paura del rifiuto</strong>, manteniamo vecchi schemi e ci blocchiamo.</p>
<h3>Valore e dolore</h3>
<p>Ma il coraggio ci invita a fare qualcosa di diverso, vale a dire a ricontattare ciò che è davvero importante, i nostri valori, con dolcezza, affetto. Ricontattare il valore e la consapevolezza che quel valore è minacciato, significa contattare anche il dolore. In questa fase una nuova calma, calda, profonda, inizia a gestire la paura, regolandola, gestendola.</p>
<h3>Aprirci alla vulnerabilità e scegliere</h3>
<p>Dopo aver contattato il valore, non ci rimane che scegliere e agire. E per farlo abbiamo bisogno di darci il permesso di essere <strong>vulnerabili</strong>, di poter essere feriti, da un giudizio (spesso nostro), da un’emozione, dalla fatica. <strong>Più ci concediamo di essere vulnerabili, più siamo liberi</strong> di camminare nel campo minato di pensieri ed emozioni che sta tra noi e ciò che è importante per noi.</p>
<p>Nel momento in cui ci rendiamo vulnerabili non possiamo più essere feriti e contattiamo un nuovo senso di <strong>forza</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il cuore alla radice della parola coraggio quindi risiede sia in ciò che ci motiva e che ci dà <strong>energia</strong>, che in ciò che ci aiuta a stare in presenza di questi pensieri, sensazioni fisiche ed emozioni spiacevoli che incontreremo muovendoci nella direzione che abbiamo scelto. Per stare col <strong>dolore</strong> dobbiamo aprirci a esso con estrema <strong>dolcezza</strong>.</p>
<p>Il coraggio è stare con quello che c’è, aprirci un respiro alla volta, lentamente e lasciare che l’incertezza e la paura ci attraversino e poi, con un sorriso e con dolcezza, fare un passo verso ciò che è importante.</p>
<h2>Coraggio e Obliviate: dalla psicologia all&#8217;armonia</h2>
<p>In Obliviate di Desplat, dal film Harry Potter, questi tre ingredienti del coraggio sono tradotti perfettamente in musica. In un gioco di timbri, armonie e melodie, Deplat riesce, a partire dalla tensione, a portarci ad agire, mettendoci a contatto col dolore e la dolcezza e trasformandole in forza.</p>
<p>Guarda il video per capire come tradurre i tre ingredienti del coraggio in musica.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Obliviate - gli ingredienti del coraggio" width="640" height="360" src="https://www.youtube.com/embed/C543xak1wI4?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p><a href="#_ftnref1">[1]</a> Gallagher, M. W., Lopez, S. J., &amp; Snyder, C. R. (2019). The future of positive psychological assessment: Making a difference.</p>
<p>&nbsp;</p>
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